Svolta giudiziaria nel caso della morte di Fabio Ascione, il 20enne raggiunto al petto da un proiettile lo scorso 7 aprile nel cosiddetto “Parco di Topolino” di Ponticelli, nella zona orientale di Napoli.
La Corte di Cassazione ha annullato la contestazione cautelare di omicidio volontario nei confronti di Francesco Pio Autiero, 23 anni, accogliendo il ricorso presentato dagli avvocati Leopoldo Perone e Sara Piccini. La Suprema Corte ha disposto il rinvio al Tribunale del Riesame, che dovrà pronunciarsi nuovamente sul capo d’accusa.
L’annullamento, dunque, riguarda il provvedimento cautelare e non rappresenta una decisione definitiva sulla responsabilità dell’indagato.
Fabio Ascione ucciso da un colpo di pistola a Ponticelli
Secondo la ricostruzione investigativa, Autiero si trovava con un’arma in mano quando partì il proiettile che raggiunse Ascione al petto. La vittima, secondo quanto emerso dalle indagini, era estranea alla criminalità organizzata e ad ambienti criminali.
Poco prima dell’episodio mortale, sempre secondo gli investigatori, il 23enne e un ragazzo di 17 anni sarebbero stati coinvolti in una sparatoria con altri giovani arrivati da Volla a bordo di un Suv e indicati dagli inquirenti come vicini al clan Veneruso-Rea.
Lo scontro sarebbe avvenuto nell’area di Ponticelli ritenuta dagli investigatori sotto l’influenza criminale del clan De Micco.
Il colpo partito a pochi centimetri dalla vittima
Dopo il precedente episodio, secondo la ricostruzione accusatoria, Autiero avrebbe raggiunto il rione popolare ancora con la pistola.
Proprio in quei minuti sarebbe arrivato Fabio Ascione, di ritorno dal lavoro. Il 20enne conosceva alcuni dei ragazzi presenti e si sarebbe fermato con il gruppo.
Ascione si trovava a circa 40-50 centimetri quando dall’arma sarebbe partito il colpo che lo raggiunse al petto. Trasportato al pronto soccorso, il giovane morì a causa delle conseguenze della ferita.
Autiero si consegnò ai Carabinieri
Francesco Pio Autiero si consegnò il 14 aprile ai Carabinieri di Poggioreale, accompagnato dal suo avvocato.
In quell’occasione gli venne notificato il provvedimento di fermo che comprendeva la contestazione di omicidio volontario aggravato dalle finalità mafiose e quelle relative alla detenzione e al porto di arma da fuoco.
Le indagini sulla vicenda sono state condotte dai Carabinieri sotto il coordinamento della Procura Antimafia e della Procura per i Minorenni. Con la decisione della Cassazione, sarà ora il Tribunale del Riesame a dover riesaminare la contestazione cautelare relativa all’omicidio volontario.







