Napoli, vive da un mese a Capodichino e non ricorda chi è: il mistero del giovane che dice di essere svedese

Imposta Teleclub come fonte preferita

Da oltre un mese trascorre le giornate all’aeroporto di Napoli Capodichino, senza documenti e senza sapere spiegare chi sia. È la storia di un uomo di circa trent’anni che sostiene di essere svedese, ma racconta di non ricordare il proprio nome né come sia arrivato nello scalo partenopeo. La vicenda, riportata da Repubblica e ripresa da altre testate, ha mobilitato il consolato onorario di Svezia e la polizia di frontiera.

Il trentenne che vive a Capodichino e dice di non ricordare il passato

Secondo le testimonianze raccolte nello scalo, il giovane, dall’aspetto curato e dai modi gentili, era diventato una presenza abituale tra i negozi e gli spazi comuni dell’aeroporto. Vi trascorreva gran parte della giornata, dall’apertura al pubblico fino alla chiusura serale, cercando poi un riparo nei dintorni per la notte.

Non avrebbe con sé documenti, denaro o effetti personali. La sua nazionalità svedese non è stata ancora verificata: si tratta dell’unico dato che lui stesso avrebbe riferito. Altre ricostruzioni lo indicano con il nome di Daniel e riportano un suo racconto su una presunta aggressione subita a Roma, ma anche questi elementi restano da accertare.

L’aiuto dei dipendenti e l’intervento del console

Nel corso delle settimane alcuni lavoratori dell’aeroporto hanno cercato di aiutarlo, offrendogli cibo, vestiti puliti e prodotti per l’igiene personale. La situazione è diventata ancora più delicata con la chiusura temporanea di Capodichino dal primo novembre per i lavori alla pista, che priva il giovane del luogo nel quale aveva trovato un punto di riferimento. La chiusura era già stata annunciata da Teleclubitalia nell’articolo dedicato allo stop dei voli a Napoli e al trasferimento dei collegamenti sull’aeroporto di Salerno.

A occuparsi del caso è Pierluigi Petrone, console onorario della Svezia a Napoli, che ha incontrato personalmente il giovane e ha provato a parlargli in inglese. L’uomo gli avrebbe confermato soltanto di essere svedese e di non ricordare dettagli utili sulla propria identità. Anche la polizia di frontiera si è attivata, interessando l’ambasciata svedese a Roma per avviare le verifiche.

L’appello: «Chi lo riconosce ci aiuti»

 

Il console ha lanciato un appello affinché chi riconosce il trentenne nelle fotografie diffuse dagli organi di informazione fornisca informazioni alle autorità diplomatiche o alla polizia. L’obiettivo è accertarne l’identità, rintracciare eventuali familiari e individuare una sistemazione sicura, soprattutto durante la chiusura dello scalo.

La storia ricorda per certi aspetti il film The Terminal, con Tom Hanks, ma qui non si tratta di una vicenda cinematografica: al centro ci sono una persona in difficoltà e la necessità di darle assistenza. Non esiste, allo stato delle informazioni disponibili, una diagnosi medica pubblicamente accertata che spieghi i vuoti di memoria riferiti dall’uomo.

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