mariano cannio ho il diavolo in corpo

C’è un vicino di casa di Mariano Cannio che esce allo scoperto e svela un inquietante retroscena sul 38enne accusato di aver gettato dal balcone il piccolo Samuele Gargiulo. “Ho il diavolo in corpo”, avrebbe detto Cannio un giorno.

“Ho il diavolo in corpo”

Antonio – nome di fantasia – preferisce conservare l’anonimato. Ma conosceva da anni Mariano Cannio. Ora, in lacrime, si dispera per la morte del bimbo. Una tragedia che forse poteva essere evitata sottoponendo Mariano alle cure mentali del caso. «Come tutti nel quartiere lo vedevo ogni giorno — racconta—. Era un ragazzo molto noto. Un tipo strano? Decisamente, ma eravamo abituati a vederlo così. Ormai neanche ci facevamo troppo caso, era normale. Lavorava nelle case, aiutava come poteva per guadagnare qualcosa e alla fine si era conquistato la fiducia di tutti, senza nessuna riserva».

Poi quel passaggio che mette ancora i brividi: «Ci sono le parole che mi disse quel giorno… ricordo che aveva una sguardo stravolto. ‘’Che c’è?’’ Gli chiesi preoccupato. “Ti senti bene? Posso fare qualcosa?” Mi guardò fisso e mi disse : “Io ho il diavolo dentro” con uno sguardo allucinato. Sul momento pensai ad una stranezza, una delle sue tante stravaganze se vogliamo chiamarle così. Ma ripensare a quelle parole mi logora e ovviamente ci penso da quando ho saputo che è stato lui a gettare il bambino giù. Il diavolo… ecco a cosa penso quando penso a lui».

La mamma fragile e il padre ladro

Antonio conosceva anche i familiari di Cannio, oggi sottoposto a fermo per omicidio. In particolare la mamma, che soffriva pure lei di problemi psichiatrici. «La mamma di Mariano era malata di nervi. Veniva continuamente ricoverata. Stava molto male e anche questo lo sapevano tutti. Il padre era un notissimo ladro di case — continua —. Lo chiamavano ‘O Gnocco, Tonino ‘o Gnocco, ma non ho mai saputo perché. Nè mi sono mai spiegato per quale motivo nessuno ha mai messo in collegamento i problemi del padre e della madre di Mariano con lui».

Dunque anche se Mariano era considerato innocuo, proveniva da una famiglia turbolenta, gravata dai problemi mentali della mamma e dai trascorsi criminali del papà. «Non sono della zona — continua Antonio —.E mi ha sempre incuriosito pensare al credito di cui Mariano godeva rispetto alla sua storia familiare. Ma queste sono cose alle quali oggi penso con una intensità maggiore. Ho due figli, hanno sei e otto anni, e vivo questa vicenda con una partecipazione assoluta. Mia moglie ed io siamo rimasti svegli di notte a parlarne a lungo. E ci siamo detti che oggi è fin troppo facile dire che si poteva prevedere una cosa del genere».

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