giuseppe de martino chirurgo rinviato a giudizio processo

E’ fissata al 14 novembre prossimo la prima udienza del processo che vede imputato a Napoli Giuseppe De Martino, cardiologo di Pagani. Il noto medico fu arrestato nell’agosto del 2022 nell’ambito di un’inchiesta che lo vedeva accusato di falso ideologico e violenza privata per aver attestato falsamente di aver eseguito diversi interventi chirurgici presso la clinica Mediterranea di Napoli senza mai essere realmente presente in sala operatoria.

Napoli, dichiarava di essere in sala operatoria ma era a sciare: a novembre l’udienza del processo contro De Martino

Nel 2020 De Martino, considerato un luminare della cardiologia in Italia, avrebbe dichiarato falsamente di aver effettuato, secondo l’accusa, almeno 32 operazioni su altrettanti pazienti.

L’inchiesta è scattata dopo la denuncia di alcune vittime. Clamoroso il caso documentato nel febbraio di quell’anno, quando De Martino era a sciare in vacanza a Madonna di Campiglio, sebbene la sua presenza sarebbe stata certificata su schede di dimissioni ospedaliere e cartelle cliniche.

La Procura lo accusa anche di violenza privata, perché avrebbe costretto alcuni suoi collaboratori a menzionare la sua presenza nell’equipe e a somministrare farmaci anestetici sebbene l’assenza in sala operatoria di un anestesista.

Tra gli interventi per i quali il medico avrebbe attestato falsamente la sua presenza c’è anche quello di un’ablazione transcatetere effettuato il 25 febbraio su una paziente napoletana difesa dall’avvocato Giovanni Lo Russo. Proprio in quei giorni De Martino si trovava sulle Domoliti.

Nonostante le documentazioni e le memorie difensive prodotte dalla difesa prima del rinvio a giudizio, De Martino è stato rinviato a processo su decisione del Gip, la dottoressa Ivana Salvatore. La prima udienza davanti al Tribunale di Napoli è prevista per il 14 novembre 2023. In sede di interrogatorio, il professionista ha ammesso di essere stato effettivamente fuori durante le operazioni chirurgiche contestate ma ha sottolineato che le firme erano state erroneamente apposte sulle cartelle cliniche.

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