Il ministero di Grazia e Giustizia non dovrà rispondere della morte di Paolo Piccolo, giovane 26enne partenopeo morto nella notte tra il 17 e il 18 ottobre del 2025 dopo una lenta agonia a seguito di un brutale pestaggio subito da alcuni reclusi nel carcere di Avellino, dove era anche lui detenuto, la sera del 22 ottobre del 2024. A deciderlo è stato Antonio Sicuranza, il gup nell’udienza preliminare per decidere il rinvio a giudizio di dieci indagati per omicidio aggravato.
A quanto pare, il giudice ha accolto la tesi dell’avvocato Antonello Membrini dell’avvocatura dello Stato. Non sarebbe emersa alcuna responsabilità da parte dei dipendenti del ministero, quindi la richiesta avanzata dai familiari di Piccolo, parte civile, non può sussistere. Dei dieci indagati, tre sono già stati condannati in primo grado con il rito abbreviato per tentato omicidio.
Dodici mesi di dolore e di attesa
Il giovane di 26 anni si era spento nella notte del 18 ottobre del 2025, all’ospedale “Moscati” di Avellino, dopo essere rimasto per quasi dodici mesi in stato vegetativo in seguito al brutale pestaggio avvenuto nel carcere di Bellizzi Irpino.
Il pestaggio del 24 ottobre 2024 aveva sconvolto la comunità irpina per la violenza con cui era stato compiuto: bastonate, colpi con oggetti taglienti, ferite profonde all’interno della sezione “primo piano destro” del penitenziario. Le conseguenze furono devastanti — fratture multiple, un polmone perforato, traumi cranici gravissimi — che lo condannarono a un silenzio irreversibile. La famiglia di Paolo, da allora, ha seguito ogni udienza del processo.






