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Mondragone, 21 arresti dopo il blitz. Il piano del clan Gagliardi: pronto attentato contro la caserma dei carabinieri

Un attentato per dimostrare alla città la propria forza intimidatrice. Il clan Gagliardi di Mondragone stava progettando una “stesa” contro la tenenza dei carabinieri di via Venezia. È uno dei dettagli più inquietanti che emerge dall’inchiesta culminata all’alba di oggi, mercoledì 11 febbraio, con 21 arresti, eseguiti dai carabinieri del Comando Provinciale di Caserta su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.

Una struttura mafiosa sul modello di ’ndrangheta e Cosa nostra

Il gruppo criminale, nato dalle ceneri del clan La Torre, aveva adottato riti di affiliazione tipici delle mafie tradizionali, come la cosiddetta “pungitura”, metodo utilizzato per suggellare l’ingresso nella cosca. A illustrare i dettagli dell’indagine è stato il procuratore capo Nicola Gratteri, che ha parlato di una struttura paragonabile alla ’ndrangheta, con ruoli definiti e un’organizzazione solida e pericolosa.

L’inchiesta ha confermato la capacità del clan di operare anche dalle carceri, dove i boss continuavano a impartire ordini. Tra questi Angelo Gagliardi, ritenuto al vertice della cosca, protagonista di una videochiamata dal carcere con un suo “colonnello”, mentre era in corso il pestaggio di un rivenditore di auto colpevole di non aver pagato il racket. «Ti devi regolare, noi agiamo così», le minacce pronunciate in diretta.

Il tentativo di screditare un carabiniere

Come spiegato dal procuratore aggiunto Michele Del Prete, tra gli elementi emersi figura anche un tentativo di delegittimare un militare dell’Arma in servizio a Mondragone. Dopo un importante sequestro di droga, il clan avrebbe diffuso la falsa notizia di una relazione tra una donna coinvolta nel blitz e il carabiniere, accusandolo di aver fornito una “soffiata” per motivi personali.

Il ruolo di Angelo Gagliardi e i Casalesi

Secondo gli investigatori, Angelo Gagliardi avrebbe continuato a comandare dal carcere, confermandosi come figura centrale del gruppo, ritenuto capofila nell’area dei Casalesi. Un’organizzazione capace di intimidire, colpire e tentare perfino di attaccare lo Stato, come dimostrerebbe il piano contro la tenenza dei carabinieri

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