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E’ un leader sempre più solo, Vladimir Putin. Si aggira tra le tenebre del Novecento. L’ex funzionario del Kgb è chiuso nel Gran Palazzo del Cremlino come in una fortezza, assediato dai suoi fantasmi e da quelli della storia. A tenerlo in ostaggio è un’ossessione grande quanto il Muro di Berlino: riportare il tempo indietro e rifare la grande Russia. Per realizzare quest’ossessione è disposto a tutto, anche a cancellare il XXI Secolo e mandare un Paese intero alla catastrofe.

Putin e i suoi fantasmi

La storia di Putin e quella del Novecento si intrecciano e si sovrappongono fino a confondersi e diventare indistinguibili. Vladimir nasce nel 1952, a San Pietroburgo, nel mezzo della Guerra Fredda. Ma la sua infanzia inizia almeno dieci anni prima, quando la città portava il nome ingombrante di Leningrado. Nell’assedio portato avanti dalle armate naziste, l’Occidente gli portò via un pezzo di famiglia. Il fratello maggiore morì in un orfanotrofio, strappato ai genitori. Il padre, ex sabotatore dell’Nkvd, scampò ai nazisti respirando per ore con una canna immerso in una palude; rimase ferito da una granata lanciata da un soldato tedesco che lo rese invalido per sempre. Il resto è noto: dopo la laurea in Giurisprudenza, Vladimir entrò nei servizi segreti sovietici. Vide il progressivo disfacimento dell’URSS. “Una tragedia”, la definì. “La fine della Russia storica”. 

I suoi progetti di riconquista

Negli ultimi anni le nostalgie sovietiche di Putin sono cresciute. Passeggiando tra le grandi stanze del Cremlino, Putin ha respirato la grandeur della Russia zarista: gli arazzi del ‘700, la camera d’oro della zarina, le porte intarsiate, gli enormi lampadari di cristallo, la finestra da cui Nicola I si affacciava sul fiume Moscova. I simboli del passato hanno continuato a solleticare le sue smanie e il suo desiderio di fare pace con la storia riunificando l’Impero distrutto. E quell’impero negli ultimi anni l’ha riportato in vita a piccoli pezzi: Cecenia, Georgia, Crimea. Ora l’Ucraina. I nemici dell’Impero – Nato e Stati Uniti – nella mente del nuovo zar vanno ricacciati indietro, verso le terre straniere. Oltre la linea del fiume Dnepr, sulle cui sponde il mito vuole che antiche tribù di vichinghi fondarono la Rus’ di Kiev.

Oltre l’Ucraina

La nuova mappa dell’Europa che Putin ha in mente nessuno la conosce. Per alcuni analisti, dopo Kiev, le prossime pedine del piano di reconquista sarebbero i Paesi Baltici e la Finlandia. Il capo del Cremlino vorrebbe ristabilire i confini di un territorio ideale che faccia tornare la Madre Russia ai fasti del passato e al posto che merita nel mondo. Difficile dire se sia così, in un partita oscura, dagli esiti imprevedibili. Ciò che è certo è che, da quando il primo tank ha varcato il confine del Donbass, Putin ha oltrepassato un punto di non ritorno. Andare avanti per tornare indietro, nelle nebbie del Novecento. E con lui trascinare a fondo un Paese intero. Costi quel che costi. Sulla soglia dei 70 anni, la sua idea di Impero vale di più dell’isolamento economico a cui sta condannando la Russia. Più delle sanzioni e dei miliardi di rubli bruciati in queste ore dagli oligarchi e dalla borsa di Mosca, in una guerra che, per molti, resta senza sbocco e senza significato.

La “teoria del pazzo”

Sulla salute mentale di Putin se ne sono dette tante in questi giorni. C’è chi ipotizza che l’isolamento durante la pandemia di Covid possa aver influenzato il senso della realtà del presidente russo. La giornalista scientifica Laurie Garrett sostiene che Putin potrebbe essere “incapace di ragionare, forse per gli effetti di un Long Covid”. La Garrett parla anche di «delirio d’onnipotenza». Secondo l’esperta, il presidente russo avrebbe perso il contatto con la realtà e non sarebbe più in grado di soppesare i rischi delle sue azioni e delle sue decisioni. A rilanciare queste ipotesi è stato il Council on Foreign Relations, un thinktank americano di cui Laurie Garrett fa parte. Negli ultimi mesi Putin è apparso “spento” e “sfasato”.

Ma c’è chi va oltre e chi ipotizza che sia tutta una farsa. Lo Zar fingerebbe di essere “pazzo” per costringere gli avversari a capitolare e accettare le sue richieste. Una lucida follia. Putin vorrebbe intenzionalmente apparire “irrazionale”, a colpi di minacce nucleari e invasioni militari, per ottenere ciò che vuole. Michael A. Horowitz, un analista della sicurezza presso il Beck Institute, spiega che “se questo è ciò che sta facendo Putin, allora è spaventosamente bravo a farlo”.

La guerra totale

Il progetto di una blitzkrieg in Ucraina è fallito. Il progetto di una guerra lampo che avrebbe dovuto portare all’occupazione di Kiev e alla capitolazione del Governo di Zelensky in 48 ore si è infranto contro le barricate della resistenza ucraina. Mentre i negoziati tra le delegazioni dei due paesi in conflitto procedono nell’incertezza, Putin esplicita le sue richieste per la concessione di una tregua: Ucraina neutrale e riconoscimento della sovranità russa sulla Crimea.

Condizioni per ora inaccettabili, che si scontrano con la volontà dell’attuale Esecutivo di Kiev ad entrare nell’Unione Europea. Mentre le trattative proseguiranno nei prossimi giorni, nel frattempo Putin scatena la sua “guerra totale” e aumenta le forze in campo. Una colonna di centinaia di mezzi corazzati lunga 60 chilometri è stata immortalata dai satelliti occidentali alle porte della capitale. Nelle prossime settimane è atteso un conflitto di logoramento, con centinaia di perdite tra i civili. Putin non tornerà indietro. Dal vicolo cieco in cui si è cacciato uscirà soltanto in caso di vittoria.

Solo un golpe ora può fermare Putin

Le uniche forze che potranno fermare lo Zar prima che si allarghi il conflitto a Occidente sono quelle interne. Le sanzioni inflitte da Stati Uniti e Ue mirano a destabilizzare il Paese e a far cadere l’appoggio incondizionato al capo del Cremlino. Il dissenso, per ora circoscritto ad alcune frange della popolazione, potrebbe estendersi a militari e oligarchi. E’ quanto si auspicano i governi occidentali. Il sottosegretario agli Esteri britannico James Cleverly lancia un appello al putsch: “I suoi leader militari sanno che Putin è sempre più isolato e illogico, i generali russi hanno i mezzi per farlo cadere e noi gli chiediamo di agire”.

Del resto compaiono le prime crepe nell’entourage di Putin. C’è il declino di Sergej Lavrov, il più longevo ministro degli Esteri russo e del mondo intero, entrato in contrasto con il presidente russo proprio in merito all’invasione dell’Ucraina. Ma emorragie di consenso ci sono anche nel mondo dell’imprenditoria: “Non riusciremo a resistere stringendo i denti, come nel 2014”, ha avvertito l’oligarca Oleg Deripaska, fedelissimo di Putin. Golpe militare o rovesciamento dell’attuale Governo a seguito di una crisi politica. Sono questi, ora, i più preziosi alleati in cui confida l’Occidente per affossare i sogni imperialisti dello Zar oggi diventati i più grandi incubi dell’Europa.

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