Da anni la fiction “Gomorra” divide l’opinione pubblica. Da un lato c’è chi pensa che spinga le nuove generazioni ad emulare le gesta dei personaggi. Dall’altro lato c’è chi sostiene che rappresenti una denuncia verso le organizzazioni criminali. Un tema discusso anche a Campania Oggi nei nostri studi qualche giorno fa. A fare chiarezza ci ha pensato il produttore della serie tv, Riccardo Tozzi, che attraverso una lettera a Repubblica esprime la sua opinione:

Il produttore di “Gomorra” risponde alle critiche sulla fiction

“Il mio rispetto per l’opera delle forze dell’ordine e della magistratura a Napoli è tale, che non mi permetterei mai di entrare in polemica con una persona che svolge con coraggio una funzione così fondamentale, tessendo una tela così preziosa. Ma l’idea che noi, insieme a Roberto Saviano, gli scrittori, i registi, gli attori, i tecnici e le maestranze di “Gomorra”, potremmo sentirci responsabili di sciogliere anche un solo nodo di quella tela, ci fa stare male. E questo mi spinge a riproporre le ragioni che abbiamo spesso ripetuto a noi stessi. L’opera delle forze dell’ordine e della magistratura è imprescindibile e fondamentale per contenere la criminalità organizzata operante in parti della città (e nella serie è rappresentata come ostacolo continuo alla vita criminale). Ma, come i fatti dimostrano, non può eliminarla. Perché si riproduce.

“Senza scuola e lavoro la camorra resterà una forza attrattiva”

Perché ci sono elementi strutturali che la generano. Condizioni che si possono ricondurre tutte all’abbandono scolastico e alla mancanza di lavoro. Finché scuola e lavoro non saranno in una condizione normale la forza d’attrazione della criminalità organizzata resterà. Ma non c’è un destino, non è Dna: se mutano le strutture sociali la camorra perderà la sua presa. In queste condizioni, il cinema (o una serie), se opera con rigore, rifuggendo dalla rimozione, dall’edificante e dal consolatorio, può gettare un fascio di luce sulla realtà. E può, nei suoi limiti, spingere all’assunzione della responsabilità politica nei confronti della condizione socioeconomica che genera la camorra.

“Mai confondere gli effetti con le cause”

Responsabilità che non può che essere nazionale. È stata sempre la funzione del cinema di denuncia. E dobbiamo stare attenti a non scambiare gli effetti con le cause. La realtà camorristica viene prima di Gomorra, che solo la ritrae. E di fronte alle cause sociali potenti che generano il fenomeno, pensare che una serie possa incidere producendo emulazione è davvero attribuire al cinema un potere che non ha. Capisco profondamente la posizione di chi ha una sensibilità professionale acuta e specifica di fronte a narrazioni crude che riguardano una materia che gli appartiene. E ne ho pieno rispetto. Ma, nel mio piccolo, mi viene da riflettere anche su mie reazioni. Io ho, per antica (forse troppo) formazione politica, un fastidio particolare verso il populismo anarcoide. E quindi sono a volte dubbioso riflettendo su serie come “Squid game” e “Casa di carta”. Ma capisco che, oltre che belle opere (quindi da ammirare), sono espressioni che mettono in luce un fenomeno reale oggettivamente di grande rilevanza, e come tali svolgono un ruolo positivo. Credo che si possa chiedere di avere lo stesso atteggiamento riguardo a “Gomorra”.

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