E’ in arrivo in Italia il super picco della variante Omicron: la nuova mutazione del Covid che in altri paesi come Sud Africa e Gran Bretagna sta sostituendo la Delta.

Gli ultimi studi sulla variante Omicron ci danno buone speranze

In molti si domandano e vorrebbero sapere se è più o meno pericolosa delle precedenti. Secondo Guido Silvestri, virologo di fama mondiale, l’Omicron è molto meno letale e potrebbe di fatto essere un fatto positivo. Gli studi e i dati che lui cita sono sostanzialmente tre. Ecco le sue testuali parole:

1. “La letalità calcolata di COVID-Omicron sembra molto più bassa di quella delle varianti precedenti. Il dato dal Sudafrica su quasi 400.000 casi parla di 0.26% di letalità, paragonata al 2.5%-4.0% delle ondate precedenti. Questo nonostante la popolazione sia pienamente vaccinata solo al 26.3% (42% degli adulti). In accordo con questa osservazione, la pressione sulle terapie intensive del Sudafrica – un paese da 60 milioni di abitanti – rimane bassa, con un totale di 546 letti occupati (molto meno che in Italia)”.

2. “E’ di oggi la notizia dello studio del National Institute for Communicable Diseases del governo sudafricano diretto da Nicole Walter e Cheryl Cohen, secondo cui il rischio di ospedalizzazione nei pazienti che hanno contratto Omicron è il 20% di quello osservato nei pazienti che avevano contratto Delta”.

3. “E’ dei giorni scorsi lo studio molto interessante della LKS Faculty of Medicine alla Università di Hong Kong, diretto da Michael Chan Chi-wai e John Nicholls, secondo cui la variante Omicron è più efficace nell’infettare le cellule delle alte vie respiratorie e dei bronchi ma meno efficiente nell’infettare quelle del tessuto polmonare profondo (ndr meno polmoniti insomma)”.

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Le tesi di Silvestri però sono contrastate da un altro scienziato, Enrico Bucci, da sempre molto meno ottimista sul diffondersi della malattia che sulle pagine de Il Foglio scrive:

“Si osserva sì una diminuzione di severità rispetto alla precedente ondata Delta, ma non fra Omicron e le altre varianti durante l’ondata attuale; la diminuzione di severità tra la precedente ondata e questa è quindi osservata in tutte le varianti, e dipende probabilmente almeno in parte dalla preesistente e fresca immunità di popolazione.”

Insomma un dato di fatto mette d’accordo entrambi: la nuova ondata di contagi porta meno persone in ospedale. Resta però da capire se questo sia dovuto alla sua minore capacità infettiva o al fatto che tra vaccini e guariti siamo noi più pronti a combattere la malattia. In ogni caso sembrano buone notizie.

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