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Focolaio di epatite A, i casi in Campania salgono a 180

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Dalla fine di gennaio la Campania è interessata da un aumento dei casi di epatite A (HAV), con una concentrazione maggiore tra Napoli e Caserta ma con segnalazioni diffuse, a macchia di leopardo, in tutta la regione. Complessivamente si contano circa 180 infezioni.

Focolaio di Epatite A in Campania, i casi sono 180

Come spiega Il Mattino, il fenomeno si inserisce in un trend nazionale già in crescita dal 2023, finora però più evidente nel Centro-Nord e spesso collegato al consumo di alimenti a rischio o a specifici comportamenti. In Campania, invece, l’incremento sembra legato soprattutto al consumo tradizionale di molluschi bivalvi crudi o poco cotti, particolarmente diffuso durante le festività natalizie e il Carnevale.

«La mia impressione – commenta Maria Triassi, docente universitario di Igiene – è che tutto sia originato da una partita di mitili nel napoletano. Mentre un tempo la popolazione di Napoli e provincia era immunizzata dal contatto costante, sin dall’infanzia con un virus endemico oggi molti sono sprovvisti di anticorpi. Fondamentale è vaccinarsi».

Le autorità sanitarie regionali hanno attivato una rete di controlli che coinvolge le Asl, l’Istituto Zooprofilattico e le strutture ospedaliere e territoriali. Sul fronte politico non mancano polemiche: «Incomprensibile l’ordinanza firmata da Manfredi come sindaco di Napoli e non come presidente della Città metropolitana – ha dichiarato in polemica Fulvio Martusciello, segretario regionale di Forza Italia – il contagio proviene dall’area flegrea ma il provvedimento colpisce solo i ristoranti della città di Napoli e non blocca la vendita di frutti di mare crudi nei comuni da cui si è sviluppato il contagio».

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I sintomi

I sintomi più frequenti sono febbre, ittero, urine scure, nausea e forte stanchezza. All’ospedale Cotugno risultano ricoverati circa 50 pazienti, con nuovi ingressi quotidiani. L’incidenza risulta fino a dieci volte superiore rispetto alla media dell’ultimo decennio, con un picco a gennaio, probabilmente legato ai consumi alimentari festivi. Preoccupa anche la maggiore gravità dei casi tra i 35 e i 45 anni.

Nelle altre province la situazione è sotto osservazione ma meno critica: pochi casi in Irpinia, alcuni ricoveri a Salerno e segnalazioni nel Sannio, dove sono state adottate misure restrittive sulla vendita di frutti di mare. Il lungo periodo di incubazione, che può arrivare a 50 giorni, rende difficile ricostruire con precisione la catena dei contagi.

Secondo Cristina Mussini, presidente nazionale della Società italiana di Malattie infettive, è fondamentale non sottovalutare i segnali più gravi: «Tra i segnali di allarme – avverte – anche alterazioni dello stato mentale ed eventuali emorragie, condizioni che richiedono un accesso immediato al pronto soccorso».

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