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Don Mimmo Battaglia a Papa Leone XIV: “Camorra uccide quando convince i ragazzi che rispetto si compra con la paura”

Da Piazza del Plebiscito, l’Arcivescovo di Napoli don Mimmo Battaglia ha rivolto a Papa Leone XIV un duro appello contro la camorra, parlando delle ferite della città ma anche della speranza che vive nei quartieri e nelle comunità napoletane.

Don Mimmo Battaglia a Papa Leone XIV: “Camorra uccide quando convince i ragazzi che rispetto si compra con la paura”

Nel suo intervento, Battaglia ha posto l’attenzione soprattutto sui giovani, spiegando come la criminalità organizzata riesca spesso a insinuarsi nel vuoto lasciato dalla solitudine e dalla mancanza di punti di riferimento.

La camorra non uccide soltanto quando spara. Uccide quando convince un ragazzo che valere significa comandare. Quando fa credere che il rispetto si compra con la paura. Quando occupa il vuoto lasciato dalla solitudine, dalla mancanza di adulti credibili, dalla fragilità delle comunità. E allora Napoli oggi deve dirlo con una chiarezza nuova: nessun ragazzo nasce perduto. Nessun quartiere nasce condannato. Nessuna famiglia deve essere lasciata sola a combattere contro ciò che è più grande di lei”.

L’Arcivescovo ha poi lanciato un messaggio di inclusione e solidarietà: “Pace e giustizia per chi arriva dal mare, per chi cerca casa, per chi cerca lavoro, per chi cerca semplicemente qualcuno che dica: tu sei mio fratello, tu sei mia sorella”. Infine, don Mimmo Battaglia ha raccontato al Pontefice la Napoli che ogni giorno prova a rialzarsi attraverso il lavoro di educatori, insegnanti, medici, volontari e famiglie.

“Santo Padre, questa piazza oggi è una promessa. Dentro questa piazza ci sono energie straordinarie. Ci sono educatori che ogni giorno aprono strade. Ci sono insegnanti che salvano vite senza fare rumore. Ci sono medici, infermieri, operatori sociali che si prendono cura delle fragilità. Ci sono volontari che abitano le periferie come luoghi di speranza. Ci sono artigiani, lavoratori, imprenditori, artisti, studenti, madri e padre che non si arrendono al lamento e continuano a costruire. Questa è la Napoli che vogliamo consegnarLe. Non una città perfetta. Ma una città viva. Una città capace di cominciare di nuovo”.

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