E scissione fu: Luigi Di Maio ha lasciato il Movimento cinque stelle. “È una scelta sofferta, che mai avrei immaginato di dover fare: io e tanti altri colleghi e amici lasciamo il Movimento, quella che da domani non sarà più la prima forza politica in Parlamento”, ha annunciato il ministro degli Esteri in conferenza stampa.

Di Maio lascia il M5s: “Scelta sofferta. Dei dirigenti hanno rischiato di indebolire l’Italia”

“Nessuno ha intenzione di creare una forza politica personale, ci mettiamo in cammino. Partendo dagli amministratori locali. Dovrà essere un’onda con al centro le esigenze territoriali. Non ci sarà spazio per l’odio, populismo, sovrani ed estremismi”, ha aggiunto. Poco prima delle 20 Di Maio era salito al Quirinale per informare il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dell’imminente addio al M5S.

Secondo fonti vicine al ministro degli Esteri, ci sarebbero già 60 deputati e 11 senatori pronti a seguire l’ormai ex pentastellato. Fra i quarantanove deputati che hanno finora sottoscritto per la creazione di un nuovo gruppo, ci sarebbero anche il viceministro dell’Economia Laura Castelli, il questore della Camera D’Uva, Vincenzo Spadafora, il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano. Fra i senatori figurerebbero Primo Di Nicola, Vincenzo Presutto, Trentacoste, Campagna, Donno, Vaccaro e Simona Nocerino.

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“Oggi è stata una giornata molto importante: al Senato è stata votata la risoluzione che rafforza il governo e il presidente Draghi che andrà al Consiglio europeo con un ampio sostegno delle forze politiche”, ha proseguito, ricordando come fosse necessario “scegliere da che parte stare della storia, con l’Ucraina aggredita o la Russia aggressore. Le posizioni di alcuni dirigenti del M5s hanno rischiato di indebolire il nostro Paese”.

“Oggi – ha aggiunto – siamo arrivati a un voto chiaro e netto, e dispiace che sia stato alimentato un lungo e logorante scontro per fini mediatici”. Di fronte a una “situazione così complessa” c’è bisogno “di una Europa unita” che “dipende dall’unità dei governi degli stati membri, lasciando da parte ogni polemica strumentale”. In questi mesi “la prima forza politica in Parlamento aveva il dovere di sostenere il governo senza ambiguità. Abbiamo scelto di fare un’operazione verità, partendo proprio dall’ambiguità in politica estera del M5s. In questo momento storico sostenere i valori europeisti e atlantisti non può essere una colpa”. 

Di Maio ha, poi, voluto ringraziare il M5S “per quello che mi ha dato, ma credo anche di avere ricambiato”. “Quando ho iniziato questa esperienza di governo non conoscevo personalmente il presidente Mario Draghi – ha detto -. In un anno e mezzo abbiamo lavorato bene insieme e per questo sono stato definito draghiano. Faccio parte del Governo Draghi e credo che la sua azione sia motivo d’orgoglio per l’Italia in tutto il mondo e continueremo a sostenerlo con lealtà, idee e il massimo impegno che possiamo metterci”.

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