Campi pieni di prodotti da buttare, scaffali vuoti e distributori rimasti senza carburante. Quattro giorni di protesta degli autotrasportatori avrebbero provocato in Campania perdite comprese tra 200 e 300 milioni di euro. È la stima riportata da Repubblica Napoli, che ricostruisce le conseguenze dei blocchi attraverso le testimonianze delle categorie colpite. Un conto pesantissimo, mentre imprese e commercianti chiedono chi risarcirà i danni.
A pagare il prezzo più alto sarebbe l’agricoltura. Secondo Confagricoltura Campania, i prodotti finiti al macero valgono circa 150 milioni di euro. Insalata, ortaggi, frutta e fiori già raccolti sono rimasti nei magazzini, senza poter raggiungere mercati e punti vendita. Merce deperibile, per la quale anche pochi giorni di ritardo possono significare la perdita dell’intero incasso.
Il presidente regionale Fabrizio Marzano, dopo un incontro con il governatore Roberto Fico, descrive un settore paralizzato. Le coltivazioni hanno richiesto mesi di lavoro e spese già sostenute, ma lo stop ai trasporti ha impedito agli agricoltori di vendere. Da Palazzo Santa Lucia arrivano 13 milioni di euro destinati al comparto agricolo, mentre il governo ha stanziato ulteriori aiuti. Resta però da capire quanto questi interventi riusciranno a coprire le perdite denunciate.
Supermercati, prodotti freschi da buttare
Le ripercussioni hanno investito anche la grande distribuzione. Mario Gasbarrino, consigliere di amministrazione di Sole365, racconta a Repubblica di pedane bloccate nei depositi e prodotti freschi diventati invendibili. Per la catena, la merce rimasta ferma avrebbe un valore di circa due milioni di euro.
Il fermo ha interrotto il flusso quotidiano dei rifornimenti, svuotando i reparti e lasciando nei magazzini alimenti che non potevano più essere commercializzati. Gasbarrino parla di una situazione mai vista in 45 anni di attività. Il danno, dunque, riguarda sia le vendite saltate sia il costo delle merci da smaltire.
Benzinai a secco, incassi persi per milioni
Pesante anche il bilancio dei carburanti. Secondo quanto riferisce Gaetano La Rocca, presidente dei benzinai Figisc Confcommercio, durante la protesta sarebbe rimasto chiuso il 90 per cento delle pompe di benzina. Le mancate vendite vengono stimate in circa sette milioni di euro al giorno: una ventina di milioni considerando tre giornate di stop.
Gli incassi mancati coinvolgono anche lo Stato, attraverso Iva e accise, mentre per i gestori si aggiungono ai costi di esercizio e all’aumento delle bollette. La Rocca segnala inoltre rincari presso alcuni impianti indipendenti. Il bilancio complessivo resta provvisorio. Tra raccolti perduti, consegne saltate e attività ferme, la protesta ha colpito più passaggi della stessa filiera. Ora la richiesta delle imprese è ottenere ristori e tempi certi per ripartire.






