nicola picone ucciso aversa foto

Si chiamava Nicola Picone. Aveva 26 anni ed era ritenuto un affiliato al clan dei Casalesi nonché luogotenente del figlio di Sandokan, Carmine Schiavone. E’ questo il profilo della vittima ritrovata questa mattina all’interno di una Fiat Panda nel parcheggio del distributore Agip di viale Europa, ad Aversa, al confine con il comune di San Marcellino, zona “calda” del malaffare e da sempre crocevia di interessi criminali della cosca dell’agro aversano, in particolare della fazione facente capo a Francesco Schiavone, da anni detenuto in regime di 41 bis.

Il nome di Nicola Picone è già noto da tempo agli inquirenti. Nel 2013, a settembre, a soli 21 anni, il giovane di Aversa era già finito agli arresti in una retata ai danni di 11 persone, tra cui il figlio del boss, Carmine Schiavone, tutti accusati del reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Le indagini permisero di documentare numerosi episodi estorsivi in danno di imprenditori, costretti a versare ratei in occasione delle canoniche festività, nonché, accertare infiltrazioni della criminalità organizzata all’interno del mercato ortofrutticolo di Aversa. Picone aveva il ruolo di esattore ed era uno dei referenti della cosca casalese per l’imposizione del racket nel mercato ortofrutticolo.

Il nome del 26enne però salta fuori anche prima, nel 2010, nelle intercettazioni telefoniche che portarono a 8 decreti di fermo ai danni di altrettanti affiliati del clan Schiavone per estorsione e tentato omicidio. In particolare, il 14 settembre ed il 27 novembre 2009, alcuni dei fermati furono accusati di aver tentato di uccidere a colpi di arma da fuoco Antonio Maione detto “’O Modenese, e Giancarlo Esposito, detto “Gnagnariello”, per dissidi interni e perché avevano a loro volta schiaffeggiato un altro appartenete al clan, Nicola Picone, appunto, allora solo 18enne.

Il cerchio delle indagini dunque si restringe. Smontata del tutto la pista passionale – indotta anche da un errore di identità – è probabile che Picone sia finito vittima di un’epurazione interna tra fazioni opposte, oppure sia stato oggetto di una vendetta per uno sgarro ad altri esponenti della criminalità organizzata. Ciò che è certo, al momento, è che il suo omicidio rientra a pieno titolo nell’alveo delle uccisioni di camorra, sia per il background criminale della vittima, sia per le modalità di esecuzione del raid armato messo a segno. Il pentimento del primogenito di Sandokan, Nicola Schiavone, in particolare fa presagire frizioni all’interno della compagine criminale agro-aversana e una ridefinizione di ruoli nello scacchiere camorristico dei Casalesi.

 

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