Auto rubate, smontate e rivendute a pezzi tra Giugliano e Monte di Procida: sette indagati davanti al gip

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È stata fissata per giovedì 5 novembre, davanti al gip del Tribunale di Napoli Nord, l’udienza per gli interrogatori preventivi dei sette indagati coinvolti in un’inchiesta su un presunto traffico di auto rubate, riciclaggio di componenti meccaniche e smaltimento illecito di rifiuti speciali. Il pubblico ministero ha chiesto l’applicazione di misure cautelari nei loro confronti. Il giudice per le indagini preliminari Donata Di Sarno, con un decreto firmato il 28 ottobre, ha convocato gli indagati prima di pronunciarsi sulla richiesta avanzata dalla Procura.

Auto rubate, smontate e rivendute a pezzi tra Giugliano e Monte di Procida: sette indagati davanti al gip

 

Sono sette le persone finite al centro dell’inchiesta: I. D., detto “Elio”, 52 anni, difeso dall’avvocato Luigi Poziello, P. T., 43 anni, F. I. e V. I., entrambi 23enni, P. I., 21 anni, V. S. 47 anni, e S. A., 33 anni. Le accuse, a vario titolo, comprendono associazione per delinquere, riciclaggio e reati ambientali legati all’abbandono di carcasse e componenti di automobili. Secondo la ricostruzione accusatoria, i sette avrebbero dato vita a un’organizzazione strutturata, con compiti ben definiti, specializzata nel recupero di automobili di provenienza furtiva o oggetto di appropriazione indebita, nel loro smontaggio e nella successiva commercializzazione dei pezzi di ricambio.

Al centro del presunto sistema ci sarebbe stata una società operante nel commercio di autoricambi usati, con sede legale e operativa a Giugliano, in via Ripuaria, sulla fascia costiera. I. D., detto “Elio”, amministratore unico della società, viene indicato dagli inquirenti come promotore dell’associazione. Attraverso l’attività commerciale avrebbe garantito uno sbocco ai ricambi meccanici e alle parti di carrozzeria ottenuti dallo smontaggio delle vetture, commercializzandoli anche attraverso piattaforme di vendita online come Subito.it e mediante la vendita diretta ai rivenditori.

Un ruolo operativo centrale sarebbe stato ricoperto da P.T., considerato il coordinatore della squadra dei cosiddetti “tagliatori”. Insieme ai tre nipoti avrebbe organizzato il trasporto delle auto dalla sede della società giuglianese a un capannone situato in via Caranfe, a Monte di Procida, dove i veicoli venivano smontati per recuperare i componenti rivendibili. I tre giovani, secondo gli investigatori, avrebbero materialmente partecipato alle operazioni di smontaggio e alla successiva eliminazione delle carcasse, delle parti inutilizzabili e degli altri rifiuti prodotti dall’attività illecita.

V.S. e S. A. avrebbero invece svolto il ruolo di “procacciatori”, incaricati di reperire e conferire le automobili rubate, assicurando così un continuo rifornimento di veicoli da destinare al sistema di smontaggio e rivendita.

L’uso di auto staffetta

 

L’organizzazione, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe avuto a disposizione anche strumenti per manomettere i dispositivi di localizzazione satellitare installati sulle vetture. Per gli spostamenti sarebbero state impiegate automobili utilizzate come “staffetta”, tra cui una Renault Clio e una Fiat Panda, con il compito di controllare preventivamente i percorsi e verificare l’eventuale presenza di pattuglie delle forze dell’ordine. Un furgone Fiat Ducato sarebbe stato utilizzato per trasportare i pezzi recuperati e quelli destinati allo smaltimento.

Numerosi gli episodi di riciclaggio contestati, riguardanti vetture di diverse marche, tra cui Fiat Panda, Opel Corsa, Ford Kuga, Jeep Renegade, Land Rover Discovery, Alfa Romeo Stelvio e Giulia, Renault Twingo e altri modelli. Le operazioni avrebbero previsto, in diversi casi, la rimozione delle targhe originali, l’utilizzo di targhe di copertura, la manomissione dei numeri di telaio e lo smontaggio dei veicoli, con l’obiettivo di renderne più difficile l’identificazione della provenienza illecita.

Carcasse di auto abbandonate tra le province di Napoli e Caserta

 

Un altro capitolo dell’inchiesta riguarda lo smaltimento delle carcasse e dei rifiuti speciali, anche pericolosi, che sarebbero stati abbandonati in terreni e aree isolate tra Giugliano, Castel Volturno, Villa Literno e Pozzuoli. In alcuni casi vengono contestate condotte realizzate su siti contaminati o potenzialmente contaminati. Le operazioni documentate nelle contestazioni risalgono soprattutto ai mesi di gennaio e febbraio 2026.

Negli atti compaiono anche due episodi distinti contestati a V.I. F.I., accusati di riciclaggio in relazione al trasferimento all’estero di una Volkswagen Tiguan e di una Volkswagen Golf, entrambe provenienti, secondo la Procura, da appropriazioni indebite ai danni di società di noleggio. Le vetture sarebbero state trasportate attraverso il porto di Brindisi, passando per la Grecia e raggiungendo successivamente Sofia, in Bulgaria. La parola passa adesso al gip Donata Di Sarno.

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