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Si sono presentati nella caserma dei Carabinieri le persone che erano considerate scomparse subito dopo la sparizione di Antonio Natale. Si tratta di Francesco B., Domenico B. e Alessandro B., tutti parenti tra loro. “Dicono che ero irreperibile, io sono venuto qua. Ad Antonio volevo bene, gli ho anche regalato un viaggio”, ha dichiarato uno dei tre.

Al momento non è trapelato nulla. La Procura di Napoli ha blindato le indagini. Secondo i residenti del Parco Verde sarebbero loro ad avere a che fare con l’omicidio. Nomi e cognomi che sono finiti poi nella diretta Facebook del giornalista Pino Grazioli, che ha mostrato i loro profili sul social network definendoli spacciatori e presunti assassini.

Gli “scomparsi” dai carabinieri: “Gli volevamo bene”

Per tutti quelle persone sarebbero scomparse da Caivano subito dopo la sparizione di Antonio, circostanza che sarebbe una prova (o, almeno, un forte indizio) del loro coinvolgimento. Fino al video pubblicato ieri sera, che ha scatenato la reazione davanti alla Tenenza dei Carabinieri.

In caserma c’erano anche Domenico, l’ultimo a vedere Antonio, e Francesco, indicato anche lui tra gli assassini. È proprio quest’ultimo, maglietta bianca e cappellino calato sulla testa, che attraverso le sbarre della recinzione della caserma dice ai carabinieri: “Dicono che ero irreperibile, io sono venuto qua”. Ad Antonio, aggiunge, “venti giorni fa regalai un viaggio, ma non potè partire perché ebbe un problema con la legge. È tutti registrato nell’agenzia di viaggi, pagai pure la penale…”.

La diretta è stata pubblicata da una ragazza, anche lei parente dei giovani accusati, che in più occasioni rimarca la vicinanza della famiglia con Antonio. “Queste sono persone con la coscienza a posto – dice – è gente che ad Antonio voleva bene, che lo teneva nel cuore. Mio padre lo trattava come un figlio e lui lo chiamava papà. Ora per chi ascolta queste accuse siamo dei mostri”.

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