Sangue sui Monti Lattari, ucciso il boss Francesco di Martino a colpi di pistola

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Ancora sangue sui Monti Lattari. Un uomo è stato trovato senza vita in via Gesinella, nel territorio di Pimonte. La vittima è Francesco Di Martino, classe 1961, nome noto alle cronache giudiziarie e ritenuto dagli investigatori un esponente di rilievo del clan Afeltra-Di Martino, storicamente radicato nell’area tra Pimonte, Gragnano e Agerola.

Secondo le prime informazioni, Di Martino sarebbe stato raggiunto da diversi colpi d’arma da fuoco. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia di Castellammare di Stabia, impegnati nei rilievi e nelle indagini per ricostruire la dinamica dell’omicidio e individuare i responsabili.

Il precedente: l’omicidio del boss Raffaele Afeltra

 

Il nuovo delitto arriva a due mesi esatti dall’assassinio di Raffaele Afeltra, storico esponente della criminalità organizzata dei Monti Lattari, ucciso il 30 agosto scorso in un agguato a Pimonte. Afeltra, conosciuto con il soprannome di ‘o Burraccione, venne assassinato a colpi d’arma da fuoco mentre si trovava a bordo di una Fiat Panda, nei pressi di un terreno di sua proprietà in località Zappino, non lontano da via Gesinella. Alla guida dell’auto c’era il genero, rimasto illeso. Le indagini su quel delitto si erano concentrate anche sui possibili contrasti interni agli ambienti criminali locali.

Tra Afeltra e Di Martino esisteva un legame nell’ambito della storia criminale del territorio. Entrambi erano indicati come figure di riferimento del clan che porta i loro cognomi, organizzazione al centro di numerose inchieste della magistratura antimafia.

L’uccisione nel 2018 di Filippo Sabatino

 

Ma via Gesinella era già stata teatro di un altro omicidio. Nella notte tra il 2 e il 3 maggio 2018 venne assassinato Filippo Sabatino, 33enne di Gragnano, raggiunto da colpi d’arma da fuoco mentre percorreva la strada a bordo di un furgoncino. Sabatino era considerato vicino a Francesco Di Martino e, secondo le ricostruzioni giornalistiche dell’epoca, era diventato uno dei suoi uomini di fiducia.

I due nuovi delitti consumati a pochi mesi l’uno dall’altro riaccendono i riflettori sulle fibrillazioni criminali dei Monti Lattari e su una possibile faida in corso destinata a ridisegnata gli equilibri della camorra locale, storicamente legata al narcotraffico e alla coltivazione di cannabis.

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