“Vogliamo difendere la nostra storia. Pastori, presepi, artigiani. Questa è San Gregorio Armeno. Salviamo l’identità di Napoli”. Un slogan chiaro e forte inciso su uno dei cartelli affissi ai Decumani dai commercianti di una delle strade più turistiche della città. Questa mattina, infatti, hanno deciso di tenere le saracinesche abbassate fino alle 14:00 in segno di protesta contro le crescenti aperture di negozi di souvenir. Poco fa, tramite un comunicato stampa, è arrivata la risposta dell’Assessore al Turismo Teresa Armato: “Il Comune di Napoli segue con massima attenzione l’evoluzione della vicenda ed è al fianco delle botteghe storiche”.
L’ira dei maestri di presepi contro i negozi di souvenir: “Oggi botteghe chiuse fino alle 14:00”
La protesta è stata organizzata dall’associazione Le Botteghe di San Gregorio Armeno, presieduta da Vincenzo Capuano, affiancato dal portavoce, l’architetto Gabriele Casillo, a seguito della possibile apertura di un nuovo punto vendita di calamite. In questo locale, il Comune ha impedito a un noto pasticcere della città di aprire un altro negozio, tramite la delibera del 2023 che vietava l’apertura di nuovi locali di cibo nel centro storico. Il provvedimento, della durata di tre anni, è scaduto a luglio. Ora, a volerne prendere le redini, sarebbe un titolare con licenza artigianale. Il timore degli artigiani dei presepi è che possa vendere anche prodotti diversi dai famosi pastori e scalfire l’identità del luogo.

L’Assessore Armato: “Impegno quotidiano per proteggere San Gregorio Armeno”
Nel comunicato, Armato fa riferimento proprio a questa delibera per difendere Palazzo San Giacomo: “La strada di San Gregorio Armeno rappresenta un patrimonio unico al mondo, simbolo identitario e culturale della nostra città. Proprio per difenderne l’essenza da fenomeni di omologazione e speculazione commerciale, il Comune di Napoli ha approvato prima nel Luglio del 2023 una delibera che vietava l’apertura di attività food & beverage nel centro storico di Napoli e a San Gregorio Armeno qualsiasi nuova apertura che non fosse legata all’artigianato tipico e alla lavorazione dei pastori; e poi una nuova delibera di Consiglio Comunale del 29 giugno con il nuovo “Piano per la programmazione delle aperture degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, di produzione di alimenti e di vicinato con consumo immediato sul posto nel centro storico di Napoli, sito Unesco”, conclude.




