Domenico sarebbe tornato trapiantabile, con oltre il 70% di probabilità di successo, se fosse stato collegato al cuore artificiale extrcorporeo, il Berlin Heart, entro 72 ore. Questo secondo l’avvocato Francesco Petruzzi in base alla relazione di 553 pagine dei periti del gip. Il difensore della famiglia del bambino deceduto il 21 febbraio 2026 per un trapianto di cuore fallito all’ospedale Monaldi di Napoli chiede che “la Procura valuti l’ipotesi di contestare l’omicidio volontario al posto del colposo”.
Morte di Domenico Caliendo, l’avvocato Petruzzi: “È omicidio volontario”
Nella perizia, si legge che “deve rilevarsi che il VAD (Berlin Heart Excor) quale supporto al circolo durevole, avrebbe consentito di preservare e/o ristabilire la funzionalità d’organo rendendo, quindi, il paziente potenzialmente candidabile a un ritrapianto per un tempo superiore a quello garantito dall’Ecmo”.
“I periti sostengono che una cardiectomia anticipata può essere eseguita e che in caso di specie è stata eseguita prima dell’apertura del frigo box. Ma allora – si chiede l’avvocato Petruzzi – perché Guido Oppido nel diario clinico sottoscrive che l’ha fatto invece contemporaneamente all’apertura del frigo?”, ancora l’avvocato Petruzzi.
La perizia disposta dal gip di Napoli è stata depositata dai tre professori nominati dalla Procura come consulenti, ovvero Biagio Solarino, Ugolino Livi e Ferdinando Luca Lorini, in vista dell’incidente probatorio, che si terrà il 12 e il 13 novembre. Stando alla relazione tecnica, l’azione del Berlin Heart, una macchina che sostituisce le funzioni del cuore, avrebbe messo il bambino nelle condizioni di sottoporsi al trapianto, se il collegamento fosse avvenuto entro 72 ore dal trapianto fallito il 23 dicembre 2025. Come noto, i medici hanno eseguito comunque il trapianto nonostante il cuore arrivato da Bolzano fosse inutilizzabile a causa delle basse temperature.
Il ricorso dei medici Oppido e Borgonzoni oggi al Riesame
La Procura del capoluogo indaga sette medici. Tra questi il cardiochirurgo Guido Oppido, esecutore materiale del trapianto fallito, e la dottoressa Emma Bergonzoni, entrambi indagati anche per aver falsificato la cartella clinica del bambino. I due sono stati sospesi dalla professione rispettivamente 12 e 7 mesi, ma hanno presentato ricorso. Su questo elemento il Tribunale del Riesame ha rinviato la decisione su Oppido all’udienza del prossimo 21 settembre, mentre per la Bergonzoni dovrebbe decidere nei prossimi tempi.






