Da oggi Sant’Antimo è rimasta senza neanche un’edicola. L’unica presente sul territorio comunale ha chiuso i battenti, lasciando una città di oltre 30.000 abitanti priva di un presidio culturale, sociale e informativo che per decenni ha rappresentato un punto di riferimento per cittadini, studenti, professionisti e anziani.
Sant’Antimo, chiude l’ultima edicola: un altro pezzo di città che scompare
Per acquistare un quotidiano o una rivista bisogna ormai recarsi nei comuni vicini. Fa riflettere che a Casandrino, un centro con circa 8.000 abitanti, siano presenti due edicole, entrambe ben fornite e attive. La chiusura dell’edicola non è un episodio isolato. Negli ultimi anni sono tante le attività commerciali chiuse, tra cui molti negozi storici. Sempre più serrande abbassate, sempre meno punti di aggregazione.
Che città vogliamo costruire?
Un’edicola non vende soltanto giornali. È un luogo che diffonde cultura, informazione, confronto e senso di appartenenza. È uno spazio dove si incontrano persone, idee e opinioni. Quando chiude un’edicola, una città perde qualcosa della propria identità e della propria memoria collettiva. La vicenda santantimese dovrebbe spingerci a una riflessione più ampia sul futuro della città. Quale modello di sviluppo vogliamo costruire? Come possiamo sostenere il commercio locale, valorizzare gli spazi urbani e restituire centralità alla vita sociale e culturale del territorio? Sant’Antimo merita di più. Merita attenzione, programmazione, investimenti e una visione capace di restituire dignità, opportunità e futuro a una comunità che possiede risorse umane, culturali e professionali straordinarie. Perché quando chiude l’ultima edicola non scompare soltanto un’attività commerciale: si spegne un’altra luce della città.
Rocco Romeo







