Non una semplice banda di rapinatori, ma una vera e propria organizzazione criminale con ruoli ben definiti, basi operative e incontri periodici per pianificare i colpi. È quanto emerge dall’ordinanza del Tribunale di Napoli Nord che ha portato all’esecuzione di 12 misure cautelari nei confronti di presunti componenti della cosiddetta “banda del buco”. Secondo gli investigatori, il gruppo sarebbe stato specializzato nella commissione di rapine a banche, uffici postali e gioiellerie attraverso la cosiddetta “tecnica del buco”, sfruttando la rete fognaria per raggiungere gli obiettivi senza essere individuati.
Le basi operative nei bar di Giugliano
Tra gli elementi più significativi emersi dalle indagini vi sono i frequenti incontri che si sarebbero svolti in alcuni esercizi commerciali di Giugliano. In particolare due noti bar della zona sono stati indicati come luoghi di ritrovo e pianificazione delle attività dell’organizzazione. Qui gli indagati avrebbero discusso delle rapine da realizzare, organizzato i sopralluoghi, gestito la ripartizione dei compiti e monitorato l’avanzamento degli scavi. Secondo la Procura, proprio in questi incontri venivano prese le decisioni strategiche riguardanti gli obiettivi da colpire e le modalità operative da adottare.
Una struttura gerarchica con ruoli ben definiti
Dalle intercettazioni e dagli accertamenti investigativi emerge quella che gli inquirenti descrivono come una vera associazione per delinquere. Al vertice dell’organizzazione sarebbero stati individuati Antonio Chiarello, Giuseppe Hachroun e Antimo Di Matteo, ritenuti promotori e organizzatori del gruppo. A loro sarebbe spettato il compito di individuare gli obiettivi, impartire direttive agli altri componenti e coordinare le varie fasi operative. Altri membri avrebbero invece svolto funzioni specifiche: sopralluoghi presso banche e uffici postali, individuazione degli accessi alla rete fognaria, attività di scavo, monitoraggio delle telecamere, supporto logistico, trasporto di materiali e attrezzature e vigilanza durante le operazioni. L’organizzazione avrebbe operato con una precisa divisione dei compiti, caratteristica che secondo gli investigatori ne dimostrerebbe la stabilità e la continuità nel tempo.
Dai tunnel nelle fogne fino ai caveau
La tecnica utilizzata richiedeva settimane o mesi di preparazione. Dopo aver individuato l’obiettivo, gli indagati avrebbero effettuato numerosi sopralluoghi per studiare la zona e verificare la presenza di sistemi di videosorveglianza. Successivamente venivano avviati gli scavi. Attraverso cunicoli realizzati nella rete fognaria, il gruppo riusciva ad avvicinarsi ai locali da colpire fino a praticare aperture nei pavimenti e accedere direttamente ai caveau o ai locali interni. Per gli investigatori si tratta di una delle caratteristiche tipiche della cosiddetta “scuola dei fognari”, fenomeno criminale storicamente radicato nell’area nord di Napoli.
Le rapine contestate: dalla gioielleria Marotta alla BPM di Giugliano
L’inchiesta nasce dalla rapina messa a segno il 20 luglio 2022 alla gioielleria Marotta di Aversa. Secondo la ricostruzione investigativa, alcuni componenti del gruppo sarebbero entrati nel negozio attraverso un foro praticato sotto il pavimento, riuscendo a impossessarsi di gioielli, orologi Rolex e altri preziosi per un valore complessivo di circa 300mila euro. Le successive indagini hanno poi consentito di collegare il gruppo alla rapina del 16 gennaio 2023 alla filiale della Banca Popolare di Milano di Giugliano e a due tentati assalti ad uffici postali situati tra Giugliano e Villaricca.
Le armi sequestrate e contestate
Secondo la Procura, alcuni indagati avrebbero avuto la disponibilità di pistole, fucili e persino armi da guerra. Tra gli episodi contestati figurano la detenzione e il porto abusivo di un fucile a canne mozze, una pistola e altre armi comuni da sparo. In un caso viene contestata anche la disponibilità di un’arma da guerra, circostanza che ha aggravato il quadro accusatorio. Le armi sarebbero state detenute per garantire protezione al gruppo e per essere eventualmente utilizzate durante le rapine.
Il blitz all’alba e l’elicottero su Giugliano
L’operazione scattata all’alba ha visto impegnati uomini della Squadra Mobile di Caserta, diretta dal Primo Dirigente Massimiliano Russo, del Reparto Prevenzione Crimine, unità cinofile e un elicottero della Polizia di Stato che per ore ha sorvolato il territorio di Giugliano. Proprio il velivolo, avvistato fin dalle 5 del mattino da numerosi residenti, aveva fatto intuire che fosse in corso una vasta attività di polizia sul territorio.
In carcere
Il Gip dispone il carcere per: Belfiore Beniamino, Antonio Chiarello, Domenico Chiarello, Antimo Di Matteo, Giuseppe Giappone, Giuseppe Hachroun e Antonio Martori perché ritenuti più pericolosi e più coinvolti nell’organizzazione.
Domiciliari
Vanno ai domiciliari: Antonio Foliniello, Simone Gigante, Francesco Pio Staterini, Pio Giuseppe Saulino e Francesco Russo perché considerati meno centrali nell’organizzazione. Tra questi, due sono assistite dall’avvocato Luigi Poziello.








