Dopo la visita al Duomo, Papa Leone ha raggiunto piazza del Plebiscito per l’ultimo appuntamento della sua giornata pastorale a Napoli, iniziata nelle prime ore del mattino con la tappa a Pompei. Prima dell’arrivo del Pontefice, la piazza ha accolto i saluti dell’arcivescovo Domenico Battaglia e del sindaco Gaetano Manfredi, seguiti dal passaggio del Santo Padre nella Basilica di San Francesco di Paola per la visita ai Padri Minimi.
Papa Leone a piazza del Plebiscito: “Napoli sia capitale di umanità e di speranza”
Ad animare l’evento sono stati il Coro del Maestro Carlo Morelli e i giovani della Pastorale giovanile e vocazionale della Diocesi, mentre Chiara del Gaudio e Andrea Sarubbi hanno guidato il racconto delle testimonianze ascoltate dal Papa. Nel corso dell’incontro sono state eseguite anche le versioni strumentali di ‘O Sole mio e Torna a Surriento, insieme ad altri classici della tradizione partenopea particolarmente apprezzati dal Pontefice.
Nel suo intervento, Leone ha parlato di Napoli come di una “perla del Mediterraneo che il Vesuvio guarda dall’alto”, una città “bagnata dal mare e baciata dal sole”. Tuttavia, ha sottolineato come accanto alla bellezza convivano anche grandi difficoltà sociali: “trovano spazio anche ferite, povertà e paure”. Il Papa ha descritto una “Napoli che spesso cammina stanca, disorientata e delusa”, soffermandosi sul “drammatico paradosso” di una città in cui la crescita del turismo “fatica a corrispondere un dinamismo economico capace di coinvolgere davvero l’intera comunità sociale”.
Secondo il Santo Padre, il capoluogo campano è segnato da una “geografia della disuguaglianza e della povertà”, con “periferie esistenziali annidate anche nel cuore del centro storico”. Leone ha indicato tra le emergenze più gravi la criminalità, le disparità economiche e la disoccupazione, ribadendo che “La presenza e l’azione dello Stato è più che mai necessaria, per dare sicurezza e fiducia ai cittadini e togliere spazio alla malavita organizzata”. Nel suo discorso il Pontefice ha invitato tutti a interrogarsi su “Che cosa conta davvero?”, esortando la comunità a ritrovare “lo slancio dell’impegno invece che la stanchezza del disinteresse”.
“Eroi del sociale. Siate capitale di umanità e speranza”
Un pensiero speciale è stato poi rivolto a quelli che Leone ha definito gli “eroi del sociale”, persone che lavorano quotidianamente affinché “la giustizia, la verità, la bellezza si facciano largo tra le strade”. Da qui l’appello del Papa: “Non si spezzi questa rete che vi unisce, non si spenga questa luce che avete iniziato ad accendere nel buio, non perda il suo colore questo sogno che state realizzando per una Napoli migliore e più bella!”.
Leone ha quindi ribadito che Napoli “non deve restare una semplice ‘cartolina’ per i visitatori, ma deve diventare un cantiere aperto, dove si costruisce una pace concreta”. Una pace che, nelle parole del Santo Padre, si traduce in “ospitalità, cura e possibilità di riscatto”, rendendo la città una “piattaforma di dialogo interculturale e interreligioso” capace di opporsi alla “logica dello scontro e della forza delle armi”.
In chiusura, il Pontefice ha rivolto il suo messaggio ai tanti giovani presenti in piazza, definiti “protagonisti del cambiamento”. Per loro ha chiesto “spazio, fiducia e responsabilità”, sottolineando come Napoli abbia bisogno di questo “sussulto” e di questa “dirompente energia del bene” per diventare sempre più “capitale di umanità e di speranza”.







