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Arzano, Rosario Coppola ucciso per errore in un agguato di camorra: arrestati i mandanti del clan

Arzano, Rosario Coppola ucciso per errore in un agguato di camorra: arrestati i mandanti del clan

Cinque secondi interminabili, cinque colpi di pistola e una vita spezzata senza motivo. È il tragico epilogo dell’omicidio di Rosario Coppola, imbianchino 52enne ucciso sotto casa lo scorso 4 febbraio ad Arzano per un drammatico scambio di persona. Come riporta Il Mattino, dopo due mesi di indagini serrate, arriva la svolta: i carabinieri hanno arrestato gli uomini ritenuti responsabili del delitto, legati al clan Amato-Pagano.

Omicidio Coppola: la svolta nelle indagini

L’inchiesta, coordinata dalla Dda di Napoli, ha portato all’esecuzione di 11 arresti su 16 indagati. Secondo gli inquirenti, a organizzare l’agguato sarebbe stato Salvatore Romano, 33 anni, ritenuto mandante del raid. Tra gli arrestati figurano anche: Antonio Caiazza, Davide Pescatore (vero obiettivo del raid), Vittorio Scognamiglio, Mattia Rea, Francesco Attrice, Salvatore Lupoli, Antonio Alterio, Umberto Lupoli, Raffaele Silvestro e Pietroangelo Leotta. Indagati anche i boss Renato Napoleone e Giuseppe Monfregolo, che avrebbero continuato a gestire il clan dal carcere.

Ucciso per errore: lo scambio di persona

Rosario Coppola non era il bersaglio. Il vero obiettivo era Davide Pescatore, ma una serie di coincidenze fatali ha portato all’errore: la somiglianza fisica tra i due, la vicinanza delle abitazioni e una Smart bianca, usata sia dal guardaspalle del bersaglio sia dall’amico della vittima. Elementi che hanno confuso il killer, Armando Lupoli, poi ucciso tre giorni dopo in un altro agguato.

La dinamica dell’agguato ad Arzano

Le telecamere di sorveglianza hanno immortalato la scena in via Tenente Barone: lungo appostamento del killer, arrivo dell’auto con Coppola e avvicinamento e apertura del fuoco. Cinque secondi di violenza pura che hanno trasformato una serata qualunque in tragedia.

Dietro l’omicidio ci sarebbe una faida interna agli Scissionisti. Romano avrebbe agito per vendetta dopo essere stato estromesso dalla gestione del clan. Secondo le indagini: il potere era passato a Davide Pescatore e Romano avrebbe organizzato il raid con un gruppo di killer. Il movente sarebbe legato al controllo delle estorsioni. Le intercettazioni confermano la disponibilità di uomini pronti a uccidere: «Quando hai gente che fa il reato senza una lira sei arrivato…», diceva Romano.

Il ruolo del collaboratore di giustizia

Fondamentali le dichiarazioni del pentito Gennaro Salvati, ex uomo fidato del boss Monfregolo, che ha indicato in Romano il possibile responsabile già pochi giorni dopo il delitto. Nonostante gli arresti, gli investigatori sottolineano che il clan Amato-Pagano resta radicato sul territorio. L’operazione ha colpito duramente la cellula attiva nella zona della 167 di Arzano, ma la struttura criminale non è stata ancora completamente smantellata.

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