Convalide degli arresti per gran parte degli indagati e una sola scarcerazione: è questo, al momento, l’esito dell’udienza davanti al giudice per le indagini preliminari nell’ambito dell’inchiesta sul clan della 167 di Arzano e sull’omicidio dell’innocente Rosario Coppola. Tornano in libertà soltanto Antonio Alterio, difeso dall’avvocato Mario Angelino, mentre restano in carcere Antonio Caiazza, Davide Pescatore, Mattia Rea, Francesco Attrice e Pietroangelo Leotta. Una decisione che segna la prima risposta giudiziaria al blitz dei carabinieri di Castello di Cisterna, che ha portato complessivamente a 11 arresti e coinvolto 16 persone ritenute a vario titolo legate alla cosca.
Arzano, blitz contro il clan della 167: convalidati cinque arresti. Scarcerato uno degli indagati
L’indagine restituisce l’immagine di un’organizzazione ancora pienamente operativa, nonostante i vertici detenuti. Secondo gli inquirenti, infatti, il boss Renato Napoleone e il ras Giuseppe Monfregolo continuavano a impartire ordini dal carcere, coordinando gli affiliati e gestendo i proventi delle attività illecite. Tra queste, un sistema di racket diffuso sul territorio di Arzano, con commercianti costretti a versare fino a 300 euro al mese.
Lo scambio di persona e l’uccisione di Rosario Coppola
Al centro dell’inchiesta anche il delitto che ha scosso la comunità: l’uccisione dell’imbianchino Rosario Coppola, colpito a morte il 4 febbraio scorso tra via Barone e via Sette Re, mentre era in auto con l’amico, il barbiere Antonio Persico, rimasto ferito. Un agguato che, come emerso dalle indagini, non era destinato a loro.
Coppola e Persico erano del tutto estranei agli ambienti criminali. La loro unica colpa, secondo la ricostruzione investigativa, è stata quella di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Il vero obiettivo del commando sarebbe stato Davide Pescatore, figura emergente del clan e vicino ai vertici Monfregolo, da poco tornato in libertà.
Per quell’agguato è finito in manette Salvatore Romano, 33enne ritenuto reggente della costola arzanese del clan Amato-Pagano. Sarebbe stato lui a organizzare il raid con l’intento di eliminare Pescatore e riconquistare una posizione di vertice all’interno dell’organizzazione. Dopo la scarcerazione di un altro esponente, Romano si sarebbe infatti trovato progressivamente emarginato, fino ad essere costretto ad allontanarsi da Arzano.
Il piano, però, fallì tragicamente. Il killer, individuato dagli investigatori in Armando Lupoli – poi ucciso a sua volta in un agguato alcune settimane dopo – sparò diversi colpi senza centrare il bersaglio designato. I proiettili raggiunsero invece Coppola, uccidendolo sul colpo, e ferirono Persico.
Regolamento di conti interno
Secondo gli inquirenti, all’azione avrebbero preso parte anche altri soggetti non ancora identificati, segno di un quadro investigativo ancora in evoluzione. L’agguato si inserirebbe in un più ampio regolamento di conti interno alla fazione degli Scissionisti, storicamente radicata nella zona della 167 di Arzano, considerata roccaforte del gruppo Cristiano.
Un contesto criminale complesso e ancora tutt’altro che disarticolato, sul quale le indagini proseguono per individuare tutti i responsabili e ricostruire l’intera rete di interessi e alleanze che ha portato a un omicidio tanto efferato quanto sbagliato nel bersaglio.







