Gli investigatori stanno passando al setaccio le ultime ore di vita di Fabio Ascione, il 20enne ucciso con un colpo di pistola al torace all’esterno del Bar Livery di via Miranda, a Ponticelli, periferia orientale di Napoli. Il colpo è partito da un’auto mentre il ragazzo stava rientrando a casa a piedi. Resta al momento il giallo su movente ed esecutori.
Napoli, giallo sulla morte di Fabio Ascione: rientrava da lavoro e aveva telefonato alla mamma
Secondo la ricostruzione dei familiari, poco prima delle 5 del mattino Fabio aveva parlato al telefono con la madre. «La mamma lo ha chiamato poco prima delle 5 per dirgli di tornare a casa perché lei a breve doveva uscire per andare a lavorare. Lui le ha risposto e le ha detto: finisco di mangiare un cornetto prendo le sigarette e mi ritiro. Ma non è più tornato a casa …», ha raccontato la zia Rosaria a Il Mattino.
Il fratello Francesco riferisce gli ultimi momenti prima della tragedia: «Doveva venire a piedi, mia madre ha continuato a chiamarlo e lui non rispondeva più… Ha sentito solo frastuono, urla, rumori e qualcuno che gridava: Fabio, Fabio…. Così ha preso il furgone della ditta di pulizie per la quale lavora ed è scesa di casa… è andata direttamente in ospedale al pronto soccorso di villa Betania dove le hanno detto che mio fratello era morto. Al momento non sappiamo neanche chi ha portato Fabio in ospedale, meno che mai cosa gli sia accaduto. Ce lo hanno spiegato i carabinieri ma noi non sappiamo perché è stato ucciso».
I familiari escludono legami con ambienti criminali. «Siamo persone semplici, lavoratori – dice la cugina Martina – per questo abbiamo deciso di parlare con i giornalisti: non abbiamo nulla da nascondere, vogliamo solo sapere la verità perché Fabio non aveva cattive frequentazioni, aveva solo i pochi amici di sempre… Se alzavi un po’ di più la voce, lui abbassava la testa e restava in silenzio. Noi vogliamo la verità perché crediamo che sia stato ucciso per errore. Qualcuno dice che mio zio aveva precedenti penali ma parliamo di fatti di anni fa, ora anche lui lavora e si arrangia come può».
Lavorava al Bingo di Cercola
Il giovane lavorava al Bingo di Cercola. «Poco dopo le 4 del mattino – racconta Carmela, conoscente di famiglia – Fabio mi ha portato le cartelle e ha detto scherzosamente: fai questo Bingo velocemente così ce ne andiamo a casa che sono stanco». Il fratello aggiunge: «Per andare a lavoro – dice il fratello Francesco – non è venuto a casa mia, era il mio compleanno… Era dispiaciuto di non poter stare con la sua famiglia, mi ha chiamato per gli auguri ed è stata l’ultima volta che l’ho sentito».
Dopo aver consumato al bar, Fabio si è incamminato verso casa insieme ad altri quattro ragazzi. Poco dopo è stato raggiunto dal colpo mortale. I quattro sono tornati sul posto nelle ore successive, mentre i gestori del locale precisano: «erano già usciti dal nostro bar, noi non c’entriamo nulla».
Gli amici, ascoltati dai carabinieri, descrivono la vittima come un ragazzo tranquillo. «Fabio non voleva sapere niente di nessuno, lavorava e tornava a casa, non cercava guai – racconta un amico – siamo cresciuti insieme, era un fratello per me. Non litigava con nessuno. Un ragazzo come lui non meritava questo…». «Lavorava anche di notte, a venti anni. E chi lavora di notte non vive. Non è giusto quello che gli è accaduto – prosegue la cugina Martina – perché lui aveva scelto la strada dell’onestà. Non si muore in questo modo, lavorava e giocava alla Playstation, questa era la sua vita».
Ipotesi lite movida
Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori, anche quella di una possibile vendetta maturata nell’ambito della movida. Le indagini sono in corso. Nel quartiere resta il tema della sicurezza. «Ha lavorato per me, come piastrellista. Non aveva problemi a fare qualsiasi cosa pur di lavorare», ricorda un residente. Un altro aggiunge: «Il problema è che qui le Istituzioni sono assenti. Non abbiamo mai visto una pattuglia di vigili urbani… in questo quartiere avremmo bisogno di tante cose, ora che è morto un bravo ragazzo ci saranno più controlli ma dopo tornerà indifferenza».






