Raffaele Cutolo, nel corso di un summit della criminalità organizzata, alla fine degli anni ’70, avrebbe urinato sulla scarpa di Totò Riina. Una sfida, uno sberleffo all’autorità indiscussa del “Capo dei Capi” della mafia siciliana.

Quando Cutolo urinò addosso a Totò Riina

L’episodio – riportato da Il Fatto Quotidiano – è raccontato nel libro Camorra nostra, edito da Sperling e Kupfer, scritto da Giorgio Mottola, giornalista della trasmissione Report. Mottola ripercorre anni di faide, alleanza criminali sull’asse Napoli-Sicilia ed omicidi, parlando dei clan più potenti come Corleonesi, Zaza, Mallardo, Bardellino e Nuvoletta. Un libro che parte da una confessione dell’ex boss dei Corleonesi Franco Di Carlo e – come scrive il giornalista Nello Trocchia – la correda con documenti giudiziari, fonti testimoniali e ricerca estenuante di riscontri. Incroci e verifiche, un’inchiesta vecchio stile.

Per l’autore del libro della criminalità napoletana è stata un’unità distaccata rispetto alla casa madre siciliana, ma mai sottomessa. I napoletani erano affiliati, associati, ma erano “una cosa sola: uguali diritti ed eguali doveri”. E Di Carlo spiega: “Non chiamatela camorra. E’ cosa nostra”. Il libro prova a spiegare come i siciliani abbiano contribuito a rifondare la nuova camorra, indirizzandola verso differenti ambiti di interesse economico e plasmandone la mentalità mafiosa.

L’episodio

Nell’opera c’è la ricostruzione di un un episodio particolare. Siamo alla fine degli anni ’70 ed era in corso un vertici tra camorra a mafia siciliana. Al tavolo c’erano anche Raffaele Cutolo, fondatore e capo indiscusso della Nco, e Totò Riina, il ‘capo dei capi’ di Corleone. Cutolo di affiliarsi non ha nessuna intenzione e Riina gli punta una pistola alla testa. Cala il gelo in sala.

Cutolo non si muove, non fa una piega. Fissa negli occhi Riina e gli dice: “O spari o ti piscio sulla pistola”. Il capo dei capi si ritrae. E qui arriva l’impensabile “Cutolo, però, aveva solo iniziato la sua sceneggiata. Si alzò – scrive Mottola – e, piantandosi di fronte a Riina, aprì la patta e gli pisciò la scarpa”. Ad accreditare la fondatezza dell’episodio è lo stesso ex capo della NCO nel corso di un interrogatorio, ancora oggi secretato.

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