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E’ stato un sabato da zona gialla quello che si è vissuto ieri in provincia di Napoli e nel casertano. Migliaia di persone si sono riversate all’esterno, hanno affollato le piazze, i lungomari, le vie dello shopping e degli aperitivi fino a saturare ogni angolo di strada. Nel capoluogo, da Chiaia a via Toledo al Parco Virgiliano si registrano assembramenti in ogni angolo di strada. E’ l’effetto combinato dell’imminente allentamento delle restrizioni e dell’arrivo definitivo della primavera.

Napoli e provincia, fiumi di gente in strada

Ressa in strada, aperitivi, gazebo e dehors in allestimento in vista di domani. Il sabato prima delle riaperture in tutta Italia a Napoli si respira un clima di festa. Frotte di ragazzi, complice l’arrivo del primo caldo, invadono i centri storici e i lungomari. Tantissimi senza mascherina. C’è chi si intrattiene fuori a un bar per l’aperitivo, chi si siede su una panchina o un muretto per consumare una birra. Traffico in tilt in molti centri urbani. Una situazione che rischia di peggiorare da lunedì, quando riapriranno anche bar e ristoranti all’aperto. Le forze dell’ordine ieri hanno elevato verbali e contravvenzioni a Mergellina, ma la gestione dell’ordine pubblico davanti ai numeri registrati nelle strade di Napoli e provincia diventa praticamente impossibile.

L’allarme di Galli: “Rischiamo altri morti”

L riaperture in Italia sono “un segnale che viene percepito come liberi tutti” e “si sappia che certe soluzioni vogliono dire un sacco di morti in più”. E’ questo l’allarme lanciato dal virologo Massimo Galli ad Agorà. “Il mio dovere non è parlare del mio stipendio o di quello degli altri. Ammetto assolutamente il disagio di chi non prende lo stipendio, ma io non posso non dire che in certe situazioni avremo reparti e rianimazioni piene. Io questo devo dire, io devo descrivere il problema“, dice il responsabile di malattie infettive del Sacco di Milano a Agorà.

Il medico infine incalza: “La politica deve trovare una soluzione. Se la politica non tiene conto di determinate realtà, è mio dovere dirlo sulla base dei dati che ho. Se mi si continua a dire che c’è una contrapposizione tra gli italiani che il 27 prende lo stipendio e quelli che non lo prendono, sono il primo a riconoscerlo: è un problema da risolvere e deve farlo la politica, ma si sappia che certe soluzioni vogliono dire un sacco di morti in più”.

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