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Clan storici ancora al comando nonostante le batoste giudiziarie. Lo conferma anche l’ultima relazione semestrale della direzione investigativa antimafia che fotografa la situazione della camorra nell’area nord di Napoli.

Cosche storiche come i MALLARDO, i MOCCIA e i POLVERINO, seppur indeboliti dagli arresti, sembrerebbero ancora in grado di far valere la loro leadership grazie all’inalterato potere economico di cui dispongono. Altro elemento di forza delle organizzazioni camorriste locali – sottolineano gli investigatori – è il rapporto che lega alcune di loro con il mondo politico ­imprenditoriale tale da condizionare marcatamente l’attività degli enti locali cagionandone lo scioglimento per infiltrazioni della criminalità organizzata.

Clan Mallardo, la relazione della Dia

A conferma della vulnerabilità delle amministrazioni pubbliche nel contesto provinciale napoletano, gli 007 prendono ad esempio lo scioglimento del Consiglio comunale di Sant’Antimo. Al vertice dell’Alleanza di Secondigliano, con un ruolo di straordinaria centralità nelle dinamiche decisionali e strategiche, restano i Mallardo di Giugliano.

Il clan, forte del prestigio acquisito nel tempo, continua a mantenere solidi legami familiari con i CONTINI, i LICCIARDI e i BOSTI nella città di Napoli, ottime relazioni con i NUVOLETTA, POLVERINO e ORLANDO di Marano di Napoli, e influenze su Qualiano e Villaricca.

Il sodalizio giuglianese – scrivono gli 007 – è dotato di una struttura stabilmente radicata sul territorio detenendo la supremazia nel controllo degli affari illeciti in area grazie al formidabile potere economico acquisito negli anni che gli ha consentito di non implodere nonostante la straordinaria pressione giudiziaria (arresti e provvedimenti ablativi) e i tentativi di scissione come quelli del gruppo De Biase della palazzine.

Nel corso degli anni, e in varie occasioni, il clan – aggiunge la Dia – ha orientato le scelte politiche locali co-gestendo in modo funzionale la cosa pubblica e riuscendo sistematicamente a controllare il settore degli appalti pubblici o attraverso la diretta cooptazione di uomini politici e/o funzionari amministrativi, ovvero tramite l’aggiudicazione delle gare ad imprese indirettamente riconducibili al clan.

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I Mallardo mantengo ancora quindi un forte potere, anche grazie all’impero dei prestanome, i colletti bianchi e gli investimenti in altre regioni italiane o all’estero, da Santo Domingo a Dubai.

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