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Campania zona arancione e ristoranti di nuovo chiusi al pubblico. Tutto da rifare per la ripresa del commercio dopo i colpi inferti dall’ultima ordinanza del ministro Roberto Speranza. Ed è per questo che gli operatori del settore chiedono a gran voce di intervenire. E lo fanno inviando una lettera al governatore Vincenzo De Luca.

Campania, i ristoratori sono in ginocchio: “Riaprire anche in zona arancione”

“Una riapertura a pranzo, fino alle 18 in zona arancione, e a pranzo e cena, fino all’orario di coprifuoco in zona gialla. Richiesta che è in linea con quella avanzata ieri nella conferenza Stato-Regioni”. E’ questa l’istanza che i gestori di ristoranti hanno avanzato in una lettera inviata oggi da Massimo Di Porzio, presidente di Fipe Confcommercio, alla segreteria del presidente Vincenzo De Luca e agli assessori regionali Felice Casucci, delegato al turismo, e Antonio Marchiello, delegato alle attività produttive.

Le richieste per i bar e i ristoranti

Oltre alle riaperture, la missiva contiene una serie di proposte concentrate sui bar senza tavoli. Tra le tante: divieto di consumare davanti al locale al di fuori delle aree autorizzate; utilizzo di App che regolino il flusso di ingresso con prenotazione del posto in fila. Stabilire inoltre un numero massimo di persone all’interno e nelle aree esterne autorizzate dei locali con indicatori sul pavimento per gli avventori che consumano al banco per garantire una distanza di almeno un metro tra i clienti.

Inoltre i commercianti chiedono alla regione Campania di estendere il divieto di vendita di bevande alcoliche da asporto a partire dall’orario di chiusura previsto per i bar anche per supermercati e distributori automatici. Per l’attività con somministrazione ai tavoli, infine, sono diverse le ipotesi indicate all’interno della richiesta: stabilire il numero massimo di clienti al tavolo; adottare turnazioni del servizio con prenotazioni; utilizzare il più possibile App per il tracciamento sicuro dei clienti dei locali.

Tutte proposte che, come sottolinea l’associazione di categoria nella lettera, dovranno essere integrate da un efficiente controllo da parte delle forze dell’ordine, in modo tale da intervenire tempestivamente in caso di trasgressioni. Nessuno è più disposto a vedere le scene che si sono consumate nel weekend scorso sul lungomare di Napoli.

Nel frattempo prosegue la protesta a Roma

“Dove sono i nostri ristori?”. E’ questa la richiesta di ristoratori, titolari di bar e guide turistiche che non riescono più a far fronte alle spese per i continui stop and go dovuti alle misure anti-Covid. Da stamattina sono a Monte Citorio, di fronte alle porte della Camera dei deputati, con slogan, rivendicazioni e un grido di dolore: “Esistiamo”.

Si tratta della diciottesima protesta in un anno: chiedono di riaprire, tutti, subito. E non solo a pranzo: “Se a mezzogiorno siamo idonei a rispettare e far rispettare le regole, perché non ci permettono di farlo anche alla sera?”. Vengono da tutta Italia, con le bandiere di Tni (Tutela nazionale imprese). Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Sicilia, Campania, Veneto, Toscana, tutti insieme per urlare “vergogna” alla classe politica intera, senza distinzioni di colore e appartenenza. “A noi non frega niente se sono dei Cinquestelle, di FdI o Pd – dice dal piccolo palco allestito al centro della piazza, difronte all’obelisco -. Vogliamo lavorare, vogliamo i ristori, vogliamo tornare a vivere”.

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