Mugnano. E’ considerato uno degli esponenti di primo piano degli scissionisti, la cosca criminale protagonista della faida contro il clan Di Lauro.

Giacomo Migliaccio è stato catturato ieri pomeriggio a Mugnano dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna. Il boss di Mugnano è accusato di “omicidio volontario aggravato per aver agito con premeditazione e per motivi abietti o futili”, “lesioni personali aggravate”, “detenzione e porto abusivo di armi”, reati tutti aggravati dal “metodo e dalle finalità mafiose”.

In particolare, Giacomo a’ Femmenella, conosciuto così negli ambienti malavitosi, è coinvolto in un omicidio avvenuto nel 2010 a Villaricca. Il boss avrebbe infatti autorizzato gli uomini del clan a far fuori Pasquale Malavita, all’epoca dei fatti latitante e da poco condannato a 18 anni di reclusione, ma soprattutto affiliato al clan Vinella-Grassi, nonché sottogruppo degli Amato-Pagano.

Stando alla ricostruzione degli inquirenti, Malavita si lamentò con gli scagnozzi dei Vinella-Grassi di ricevere dal clan uno stipendio irrisorio. Una lamentela che gli costò la vita.

Per paura che Malavita potesse collaborare con la giustizia, gli uomini dei Vinella-Grassi chiesero ai vertici del clan Amato-Pagano, tra cui Giacomo Migliaccio, se potessero azzittire per sempre Pasquale Malavita. E così fu: attirato in una trappola, Malavita fu freddato mentre si dirigeva ad un incontro.

Profilo criminale

Migliaccio era stato capozona a Mugnano del clan capeggiato da Salvatore Di Girolamo. Successivamente entrò nelle file del clan Di Lauro dal quale si allontanò presto per diventare uno dei promotori degli Scissionisti. E proprio negli anni più bui per l’area Nord di Napoli, Migliaccio riuscì a inserirsi nel narcotraffico a livello internazionale, mantenendo i contatti con i più importanti “cartelli” del mondo. 

Dopo mesi di latitanza, nel 2005 fu catturato in un importante operazione condotta dai Carabinieri. Fu accusato di associazione camorristica finalizzata agli omicidi, allo spaccio di droga, e alla detenzione illegale di armi.

 

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