giugliano covid

Il Covid passerà. Prima o poi questa terribile pandemia che stiamo attraversando speriamo diventi un ricordo. Un pessimo e lontano ricordo. Ci sveglieremo un giorno da questo incubo. Da questo stato di assopimento. E improvvisamente (per certi versi speriamo) ci ritroveremo catapultati nel vecchio mondo. Un po’ cambiato. Molto cambiato per alcuni aspetti. Ma ci ritroveremo di nuovo nella vecchia Giugliano. Ecco perché non dobbiamo lasciarci “distrarre” dal Covid.

Chiariamoci subito: questo non vuole dire essere superficiali o sottovalutare quello che stiamo vivendo. Anzi. Sono la prima ad essere preoccupata. E per questo capisco l’emergenza, capisco il bollettino, le ordinanze, la raccolta dei dati, e soprattutto l’aiuto economico a chi vive sulla carne viva il virus. In questa fase c’è bisogno di rigore, attenzione, massima cautela. Ma una cosa non esclude l’altra. Non esclude cioè i fardelli che la terza città della Campania si porta dietro. In questo tempo sospeso è come se tutto ciò che non porti il marchio Covid, sia stato riposto in un congelatore per essere ripreso all’occorrenza.

Il caso di via Reginelle forse ci ha per certi versi riportato bruscamente alla “realtà”. È per questo che il Covid non può distrarci dalla questione rom. Il covid non può distrarci dalla rimozione delle ecoballe o dai roghi tossici, dal deserto commerciale del nostro centro storico, dal sistema fognario che cade a pezzi o da Santa Caterina. Non può distrarci dal Lago Patria né dal rilancio della fascia costiera. Purtroppo ci portiamo dietro questioni incancrenite che, con tutto l’impegno che possiamo metterci, non vedranno la luce se non tra qualche anno. Se tutto va bene. Ora però cosa rischia di accadere? Che come sempre in questa città, presi dall’emergenza quotidiana, che stavolta si chiama Coronavirus, rischiamo di lasciare dietro quelle rogne ancora per anni e anni.

E se in campagna elettorale abbiamo ascoltato da tutti i lati magnifici progetti per il rilancio della terza città della Campania, non può essere il Covid ad accantonarli.

Partiamo dal presupposto che manca ormai da troppo tempo la politica. Finalmente gli assessori dopo oltre un mese hanno ricevuto le deleghe quindi possono iniziare a lavorare. Ma dopo due mesi dalla proclamazione del sindaco, ancora manca il consiglio comunale per i tempi biblici della commissione elettorale.

L’appello però non è solo alla politica. Questa città è fatta di tante anime. Ognuno faccia la sua parte. Per primi noi giornalisti, poi i nostri rappresentanti e tutti gli altri. Cittadini e associazioni. Lo dico sopratutto agli oltre 700 candidati ricchi di buoni propositi che già sembrano scomparsi nel nulla. Non allentiamo la presa, non abbassiamo la guardia, non smettiamo di essere da pungolo per tutto quello che non va, che non sia legato al Coronavirus.

Questa città non può più attendere. Il Covid passerà e noi ci ritroveremo ancora fermi a dieci anni fa.

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