come ci si contagia al chiuso

Un articolo di “El Pais”, il principale quotidiano spagnolo, sfruttando una ricerca dell’Università del Colorado cerca di determinare i fattori di rischio in alcune situazioni. 

Come sempre vale la pena ricordare che è una ricerca non la verità assoluta ma aiuta a capire una serie di contagi che altrimenti non ci saremmo spiegati. 

Il primo esempio è una stanza con sei persone che si incontrano per quattro ore. Senza mascherina saranno tutte poi contagiate alla presenza di un positivo, con la mascherina ma tenendo le finestre chiuse, i contagi scendono a quattro mentre riducendo la riunione a sole due ore e tenendo le finestre aperte solo una persona corre il rischio di contagiarsi. 

Stessa situazione ma con più persone in un locale anche qui senza nessuna misura preventiva e con una lunga permanenza il contagio si diffonde a macchia d’olio. Nonostante la mascherina il virus riesce a colpire persone sedute in diversi tavoli. Dimezzando la permanenza e arieggiando il locale la situazione diventa molto meno rischiosa e si potrebbe contagiare solo il soggetto di fronte al “paziente 0”. 

Infine in classe. Quello che accade dopo due ore di lezione senza mascherine e a finestre chiuse è un contagio della metà degli alunni con un insegnante positivo, se invece si indossano le mascherine il contagio cala. Se poi la lezione è solo di un’ora con le finestre aperte si abbassano notevolmente i rischi. 

La ricerca insomma ci spiega che la mascherina è fondamentale quando siamo a poca distanza da un soggetto contagiato perché ferma le minuscole goccioline che emettiamo e che aumentano quanto più gridiamo. 

Si deve però tener conto anche del “aerosol” ovvero di microscopiche particelle di virus che restano nell’aria ma che vengono ad essere rese inoffensive se si è all’aperto o se in alternativa si arieggiano spesso i locali. 

Un’altro elemento fondamentale è poi la durata dell’esposizione, meno siamo in un luogo chiuso e meno rischiamo. 

 

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