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Sono trascorse appena 24 ore dalla di vicenda di Giovanni, il bambino di 11 anni che, nella notte di martedì scorso, si è suicidato, lanciandosi dalla finestra della propria abitazione. La storia ha sconvolto tutta la città di Napoli, soprattutto per i contorni ancora poco chiari che circondano l’intera storia.

Un messaggio destinato ai genitori dove si leggeva di un fantomatico uomo incappucciato e che non c’era più tempo” ha aperto la strada all’ipotesi che il piccolo si sia tolto la vita come gesto estremo di una challenge avviata sui social.

L’ultima di queste “sfide”, quella di Jonathan Galindo: una sorta di Pippo della Disney in versione umana, così viene ritratto questo personaggio fittizio, che adesca giovani e giovanissimi sul web, costringendoli a prove via via sempre più disturbanti, che possono avere esiti drammatici.

Negli ultimi mesi, sempre più account con la foto e il nome di Jonathan Galindo sono comparsi e sono stati segnalati sul web.

Come funziona il “gioco” di Jonathan Galindo

Prima di tutto arriva un messaggio: “Vuoi giocare?”. E il gioco non si può più mollare. Ci sono “apparizioni” dell’uomo col cappuccio fuori casa per controllare i “giocatori”, di far capire loro che non è uno scherzo.

L’allarme di un nuovo pericolo via web risale a questa estate, a luglio scorso, per la sfida social dell’estate, che avrebbe messo a repentaglio i più giovani e i bambini.

La Polizia Postale aveva messo in guardia dalla possibilità che adolescenti e bambini potessero essere contattati da questo profilo fake.

Ma chi si nasconde dietro l’account di Jonathan Galindo? Cercando in rete, sui vari social, sono diversi i profili che potrebbero essere riconducibili all’uomo col cappuccio nero.

Non sappiamo se il piccolo Giovanni stesse davvero partecipando a questa challenge o se non abbia, invece, vissuto un periodo difficile a causa di problemi a scuola con i compagni.

Su questi aspetti faranno luce gli inquirenti e per ora resta solo una famiglia distrutta dal dolore e lo sgomento di quanti erano vicini al ragazzino e non hanno capito, non sono riusciti ad aiutarlo.

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