Assolto per non aver commesso il fatto. E’ la fine di un incubo durato quasi tre anni quello di Gennaro Bove, ex consigliere comunale di Mugnano destinatario nel 2017 di un’ordinanza cautalare con l’accusa di essere il refente del clan Amato-Pagano al comune. Il politico, difeso dagli avvocati Luigi Senese ed Emilia Granata, è stato prosciolto dal gup Gabriella Bonavolontà del Tribunale di Napoli. Il reato contestato era concorso esterno in associazione mafiosa.

Mugnano, assolto l’ex consigliere Gennaro Bove: non è il referente del clan

Decisivi ai fini della decisione del giudice i rilievi opposti dai legali di Bove. L’impianto accusatorio della Procura si basava infatti sulle dichiarazioni rese da due collaboratori di giustizia, Carmine Cerrato e Antonio Caiazza, entrambi esponenti di spicco del clan degli “Scissionisti”. Gli avvocati dell’ex consigliere comunale hanno però dimostrato come dal verbale integrale redatto in occasione dell’interrogatorio del suo interrogatorio, Caiazza non abbia mai accusato espressamente Bove di essere il referente del clan per l’amministrazione locale.

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Il vero anello di congiunzione tra la realtà criminale e quella comunale, secondo il pentito, sarebbe invece la figura di Francesco Biancolella, detto “Ciccio ‘o Monaco”, con cui Gennaro Bove intrattiene dei rapporti di amicizia sin dalla giovinezza. Rapporti di amicizia che però, come dimostrato dagli avvocati, non si sono mai tradotti in collusioni di natura camorristica.  Sarebbero invece infondate le accuse mosse dall’altro collaboratore, Carmine Cerrato, contro il quale la famiglia Bove ha già annunciato di presentare denuncia per calunnia e per risarcimento danni.

Diversa invece la richiesta avanzata dal pubblico ministero Caputo. Per la DDA era la longa manus del clan degli Amato-Pagano al comune e uno dei principali responsabili della gestione delle estorsioni nell’area mugnanese. Il magistrato della pubblica accusa durante la sua requisitoria nel rito abbreviato aveva chiesto per Bove la condanna al carcere di quattro anni e sette mesi. Il Gup ha deciso di non accoglierla.

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