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Erano stati assolti a sorpresa per il presunto business della droga a Giugliano, affare che avrebbe scatenato la scissione e la faida del clan Mallardo. Ora arriva la contromossa della DDA di Napoli. La pm Antonella Serio ha deciso infatti di presentare ricorso alla sentenza che scagionò il gruppo delle Palazzine dalla accuse di legate al traffico di stupefacenti in città.

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Alla sbarra c’erano i presunti promotori Aniello Di Biase e Pino Mele, con richieste di condanna a 16 e 14 anni di carcere, ed al altri ritenuti contigui all’ala scissionista come Domenico Chiariello, Ernesto Cuciniello, Francesco Di Nardo, Crescenzo Panico e Francesco Sarracino. Per tutti, però, lo scorso 19 settembre arrivarono le soluzione dal tribunale di Napoli nel processo col ritro abbreviato. Nel collegio difensivo ci sono gli avvocati Celestino Gentile, Alfonso Palumbo, Michele Giametta, Salvatore Cacciapuoti, Luigi Poziello, Alessandro Caserta, Rocco Ascanio, Leopoldo Perone

L’appello contro l’assoluzione

Secondo il giudice erano troppo deboli le prove e troppo vaghe le dichiarazioni dei pentiti citati nell’inchiesta. Sarebbe emersa solo la “sicura volontà degli imputati di violare l’ordine del capo zona, riattivare un un circuito di vendite di stupefacenti anche fuori dal Comune giuglianese. Ancora il giudice ritiene provato esclusivamente un “comportamento” preparatorio, individuato nel fatto che Michelle Di Biase, il boss scomparso dal Vasto, abbia consegnato al figlio Nello e a Mele la somma di 100mila euro per avviare l’attività illecita. Durante l’inchiesta non c’erano stati infatti sequestri importanti o arresti in flagranza.

Secondo l’Antimafia però le conversazioni intercettate non possono lasciare adito a dubbi e gli inquirenti sono pronti a riformulare le accuse con gli scissionisti giuglianesi, alcuni già condannati per le estorsioni, potrebbero ritornare alla sbarra per lo spaccio di droga a Giugliano.

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