Chi è Pier Paolo Pasolini? Biografia, libri e la vera causa della morte

Chi è Pier Paolo Pasolini? Biografia, libri e la vera causa della morte

Scrittore, poeta e regista scomodo e controcorrente. Così potrebbe essere definito Pier Paolo Pasolini, uno degli intellettuali più influenti del secondo dopoguerra italiano. Ma chi è l’autore de I Ragazzi di Vita? Qual è la vera causa della sua morte ancora avvolta nel mistero? Quali i suoi libri e le sue opere più celebri?

Chi è Pier Paolo Pasolini? La vita

Pier Paolo Pasolini nacque il 5 marzo 1922 a Bologna. La sua famiglia si trasferì in diverse città del Nord ma il punto fermo rimase Casarsa, città natale della madre. Pasolini aveva anche un fratello minore, Guido. Entrambi ebbero un’infanzia relativamente felice, anche se quella di Pier Paolo fu segnata da forti contrasti col padre e da un profondo legame con la madre.

La famiglia subì la perdita di Guido, partigiano combattente nella Resistenza (brigata Osoppo), ucciso dalla Resistenza yugoslava, nel febbraio del 1945, sul finire del secondo conflitto mondiale.

Dopo la guerra, Pasolini divenne insegnante in una scuola media in provincia di Udine e iniziò la militanza nel PCI. Nel 1949 scoppiò  lo scandalo conosciuto come il fatto del Ramuscello, che costrinse lui e la sua famiglia a scappare dal Friuli.

Fu accusato di corruzione di due minorenni. E, di conseguenza, fu licenziato, espulso dal PCI ed emarginato insieme alla famiglia. Per tale ragione, il poeta decise di trasferirsi a Roma con la famiglia.

I primi anni nella Capitale furono vissuti quasi in povertà. Pasolini dovette arrangiarsi facendo qualsiasi lavoro finché trovò un posto fisso come insegnante e iniziò la collaborazione con quotidiani, riviste e programmi radio. Per lui la cultura doveva intervenire nella realtà affermando dei valori. Per questo nella vita fu sempre contro ogni pregiudizio e prepotenza, costantemente controcorrente e anche per questo, probabilmente, fu assassinato sul litorale romano nel 1975.

Pier Paolo Pasolini, i libri

Pasolini nel corso della sua vita fu denunciato e processato moltissime volte. Qui ricorderemo solo il processo a Ragazzi di vita, libro accusato di essere pornografico. Da questa denuncia i giudici lo assolsero grazie alle testimonianze di alcuni intellettuali italiani, tra cui Ungaretti.

Ragazzi di vita, il primo romanzo di Pier Paolo Pasolini, esce nel 1955, ottenendo molte critiche ma anche un grande successo di pubblico. Non si tratta di una storia unica, ma di una serie di episodi legati dalla figura del Riccetto, un ragazzo delle borgate di Roma coinvolto in attività criminali insieme agli altri giovani del quartiere.

Quattro anni più tardi fu pubblicato Una vita violenta. Il protagonista, Tommaso, vive come il Riccetto la criminalità ma, a differenza del Riccetto, gli si presentano possibilità di redenzione, riflette sulla propria condizione e alla fine riesce a compiere delle buone azioni e a rientrare nella società che lo aveva rifiutato. Nonostante questo, il finale non è così felice.

Pier Paolo Pasolini, il giallo della sua morte

E’ ancora avvolta nel mistero la morte di Pier Paolo Pasolini, trovato morto sulla spiaggia dell’Idroscalo di Ostia nel novembre 1975. Un giallo irrisolto, che ancora oggi svelta dettagli inediti. Secondo quanto accertato dalle indagini, un passante trovò il corpo senza vita alle 6 e 30 del mattino, massacrato di botte e investito più volte dalla sua stessa auto, un’Alfa Romeo 2000 GT. 

ll primo a riconoscere il suo cadavere fu l’attore ed amico Ninetto Davoli. Ad essere accusato, in prima istanza, fu un ragazzo il cui nome comparirà più volte nella cronaca italiana: Pino Pelosi. Le forze dell’ordine arrestarono Pelosi quando era ancora un ragazzino. A 17 anni Pelosi confessò di aver ucciso l’autore de I Ragazzi di Vita in quanto quest’ultimo era intenzionato a praticare un rapporto sessuale non consensuale. 

Secondo la versione di Pelosi resa ai giudici e agli inquirenti che si occuparono del caso, il ragazzo avrebbe ferito Pasolini per legittima difesa con una mazza ritrovata nell’auto e poi investito più volte fino alla morte.

La ricostruzione di Pelosi, tuttavia, messa a confronto con le testimonianze esterne e i pareri della magistratura presentava discrasie. Anzitutto, sugli abiti del ragazzo non vi erano tracce di sangue ed era inverosimile che un uomo della stazza di Pasolini non riuscisse a difendersi da un giovane di appena 17 anni. Tuttavia, la sentenza di primo grado a carico di Pelosi non esitò a condannarlo per omicidio volontario in concorso con ignoti. Ma chi erano questi ignoti? Nessuno ha mai fatto chiarezza. Trent’anni dopo Pino Pelosi, nel 2005, cambiò versione. ”Non sono stato io l’assassino”, disse a Franca Leosini che lo intervistò per “Le ombre del giallo” e accusò tre sconosciuti, tre giovani che parlavano “con un accento del Sud”. 

Sulla morte di Pasolini indagò per conto suo anche Oriana Fallaci, giornalista e amica dello scrittore. La Fallaci pubblicò un reportage in cui ipotizzava che le cause dell’omicidio non avessero a che fare con la sua omosessualità. A seguito delle testimonianze raccolte, la giornalista toscana ipotizzò la rapina degenerata nel delitto. Una rapina che potrebbe aver avuto connotati di un ricatto. 



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