Roma. Ha approfittato dei suoi disturbi psichici per poterla violentare ripetutamente. La vittima, che era poco più di una bambina, non ha mai raccontato alla mamma ciò che era costretta a subire dal patrigno, 59enne, sardo di origini, ma residente a Valmontone. 

Ad accorgersi che qualcosa non andava sono stati i genitori di un’amica della ragazzina, i quali si insospettirono del fatto che, nonostante quell’uomo non vivesse più con la piccola e con la mamma, continuava a sentirla telefonicamente ponendo domande equivoche.

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Le violenze si sarebbero consumate a Colleferro, dove la bimba abitava con la mamma e l’ex compagno. La segnalazione fatta ai carabinieri permise di iniziare le indagini che portarono ad accertare i fatti e all’incidente probatorio diventato cardine del processo.

Nella prova irripetibile la ragazzina raccontò cosa le aveva fatto l’uomo per anni arrivando a subire rapporti sessuali completi. Al termine della fase dibattimentale la Pubblica Accusa ha chiesto una pena a sette anni di carcere a cui l’avvocato Maria Antonietta Colabucci, legale della parte civile costituita, ha chiesto un risarcimento danni per 100 mila euro. La difesa dell’imputato ha tentato di far leva sulla lettura che si sarebbe data alle dichiarazioni della vittima rimarcando i ritardi mentali di cui è affetta. Dopo circa un’ora di Camera di consiglio, Il collegio giudicante ha pronunciato la condanna a nove anni di carcere e al pagamento di una provvisionale di 20mila euro.    

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