Giugliano, “Lago Patria come Scampia”: il patto tra Mallardo e Scissionisti per la droga

Giugliano, “Lago Patria come Scampia”: il patto tra Mallardo e Scissionisti per la droga

Giugliano. E’ stata denominata “metamorfosisl’inchiesta che ieri ha colpito ancora una volta l’alla scissionista del clan Mallardo, proprio ad indicare la trasformazione interna alla mala giuglianese. Con il capo clan Francesco Mallardo in cella, il gruppo delle palazzine, capeggiato da Di Biase e Catuogno, aveva creato infatti una fitta rete per lo spaccio di droga.

Business al quale il vecchio padrino si era subito opposto dopo la sua scarcerazione nel 2014, imponendo una data per la fine della vendita di droga a Giugliano. Ordine a quanto pare non rispettato da quel gruppo fuori controllo e che ha portato ad agguati ed intimidazioni a partire dalla scomparsa di Michele Di Biase detto Paparella, vittima di lupara bianca.

Nelle carte dell’ordinanza spunta ancora una volta il pentito Giuliano Pirozzi. La gola profonda del clan ha di come già la vecchia guardia sta pensando di iniziare a fare affari con la droga. “Biagio Micillo si vantava dei rapporti privilegiati con la famiglia di Secondigliano – ha detto il collaboratore di giustizia – come Mariano, Amato ed Abbinante. Diceva che avrebbe potuto ottenere da costoro somme pari a 30mila euro al giorno e così facendo li avrebbe portati fin dentro Giugliano. L’operazione Lilium – ha aggiunto Pirozzi – sconvolse un po’ i piani, anche se nelle settime successive le difficoltà economiche del clan indussero i vertici a progettare la realizzazione di piazze di spaccio nella zona di Lago Patria. Ovviamente si sarebbero dovuti approviggionare dagli Scissionisti. Un progetto – come sottolineato anche dal pentito – in evidente controtendenza con le tradizionali strategie criminali del clan Mallardo, storicamente contrario contrario ad occuparsi in prima persona di droga, perché portava un’alta attenzione investigativa sul territorio ed anche perché alcuni familiari di affiliati erano deceduti a causa dell’uso di stupefacenti”.

Con le maxi operazioni della magistratura, dunque, gli scenari erano cambiati e quelli delle palazzine, con la cosca decapitata, avevano iniziato a rifornire pusher in giro per la città. Erano saltati tutti gli equilibri con gli arresti di capi come Feliciano Mallardo, Giuseppe Dell’Aquila, Lulluccio Scicchirocco, Francuccio ‘o Napulitano, Michele Di Nardo, Patrizio Picardi detto ‘o Sicc e Giuliano Amicone alias Giulianiello ‘o Sicc.

Il vecchio capo clan, dopo il primo avviso del 2014, avrebbe dunque deciso di reprimere con la forza gli affari di quelli che sono poi diventati gli scissionisti giuglianesi. “Ciccio voleva mettere le cose a posto, – ha detto un altro pentito, il casalese Attilio Pellegrino – dopo la casa lavoro aveva preso in mano le redini del clan ridistribuendo ruoli e posizioni, nominando anche un nuovo reggente ed affidando la zona di Licola, Varcaturo e Lago Patria. Chi si opponeva, subiva le dirette conseguenze”.



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