Ritornano a Giugliano dopo 12 anni i capolavori rubati a Santa Sofia

Ritornano a Giugliano dopo 12 anni i capolavori rubati a Santa Sofia

Il 25 novembre saranno riconsegnati alla comunità di Giugliano due importantissimi quadri dei cinque rubati dalla Collegiale di Santa Sofia ubicati nell’abside della cappella di San Giuliano. I dipinti di inestimabile valore opera dell’artista Pacecco De Rosa furono trafugati oltre dieci anni fa durante la notte.

IL FURTO. I delinquenti si chiusero dentro e portarono via di tutto. I quadri saranno riconsegnati ufficialmente al Rettore della Chiesa di Santa Sofia Don Luigi Ronca per tramite del presidente della Pro Loco Domenico Savino e un componente dell’amministrazione comunale ad Ancona dal nucleo patrimonio artistico dei carabinieri.

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IL RITROVAMENTO.I carabinieri sono riusciti a risalire a Giugliano grazie al catalogo “30 anni di furti d’arte” redatto proprio dalla Pro Loco di Giugliano. I quadri erano a casa di un possidente anconetano e solo grazie ai telai che erano ancora presenti nella chiesa si è riusciti ad incastrare l’imprenditore e a scoprire il traffico di opere d’arte.
Ora non resta che continuare le indagini per scoprire anche dove sono nascoste le altre tre opere di Pacecco De Rosa.

OPERE E VITA DI PACECCO DE ROSA.  Ritenuto dai critici ispirato dall’artista coevo Massimo Stanzione, se non addirittura, secondo alcuni suo allievo, De Rosa subìsce certamente l’influenza giovanile del patrigno, Filippo Vitale anch’egli pittore; ciò si denota in una delle sue prime opere quali La Deposizione conservata nel Museo di San Martino a Napoli (poi ripresa nel 1646 in una tela analoga al Gesù Nuovo). Nel 1636 dipinge il San Nicola di Bari ed il garzone Basilio (sacrestia della Certosa di San Martino, in cui, oltre al già citato influsso di Stanzione si notano anche tendenze importate dal Domenichino, attivo in città dal 1631. Una serie di dipinti con soggetto simile, Madonna col Bambino (una conservata sempre a San Martino, un’altra nella Chiesa di Santa Marta ed un’altra alla Galleria Nazionale di Praga), sebbene di controversa attribuzione, sembrano appartenere al De Rosa ma, in generale tutti i dipinti giovanili dell’artista sono di difficile datazione e attribuzione sia a causa della scarsità di fonti biografiche certe di quel periodo sia per la difficoltà a distinguere l’influsso del patrigno.

Particolare è invece il dipinto degli anni quaranta, presente in San Domenico Maggiore, la Madonna e San Carlo Borromeo, in cui è certa la collaborazione con il Vitale e in cui si assiste ad una variazione del classico tema iconografico in quanto San Domenico è presente nel dipinto quasi in secondo piano e defilato rispetto a San Carlo. Nella bottega di De Rosa lavorano numerosi allievi di buon livello e, per dirimiere le numerose questioni di attribuzione dei suoi lavori molto spesso gli studiosi si sono basati su una sorta di firma personale dell’autore, rappresentata dal suo cane raffigurato in molti dipinti La produzione dell’artista fu copiosa e, tra i soggetti di sicura attribuzione, vi sono senz’altro quelli raffiguranti temi religiosi, come l’Annunciazione in San Gregorio Armeno e il San Tommaso d’Aquino che riceve il cingolo della castità in Santa Maria della Sanità. Opere della maturità di grande rilievo artistico sono il Massacro degli innocenti, ora al Museo di Filadelfia e il Bagno di Diana al Museo di Capodimonte.