Giugliano, si sente male e va in ospedale. I medici lo dimettono ma dopo poche ore rischia un infarto. Salvo per miracolo

Giugliano, si sente male e va in ospedale. I medici lo dimettono ma dopo poche ore rischia un infarto. Salvo per miracolo

Non è un caso di malasanità in senso stretto perché solo per un caso fortuito non si è verificata una terribile tragedia. Ma questa storia ha tutti i cardini, forse, per essere definita tale. Solo per lo scrupolo dei familiari della mancata vittima si è evitato il peggio. Un 45enne padre di due figli stava per rimetterci la pelle. Ora è in terapia intensiva dopo aver visto la morte con gli occhi.

L’uomo, residente a Napoli ma originario di Giugliano, si trovava in città con il fratello. D’improvviso mentre guida avverte un malore ed un forte dolore al petto. Subito scatta la corsa al San Giuliano per le prime analisi. Gli enzimi,  parametro fondamentale per controllare gli infarti, è al limite ovvero a 31 a fronte di 34, cioè quando scatta l’allarme. All’uomo però viene detto, così come racconta il fratello ancora sotto shock, che forse si tratta di una infiammazione; “A quel punto ce ne siamo andati perché l’infermiere ci aveva detto che potevamo e che non c’era pericolo”.

Il 45enne però non si sente meglio e avverte un amico che gli preleva di nuovo il sangue. Trascorre la notte, ovviamente insonne, quando alle prime luci del mattino la moglie viene avvertita dall’analista: “Correte subito in ospedale. Ci stanno gli enzimi a 4000”. A quel punto non ci sono dubbi l’infarto è in corso. L’uomo viene ricoverato al Cardarelli dove i medici gli salvano la vita.

Scoppia però inevitabilmente la rabbia dei parenti contro i medici del San Giuliano: “Com’è possibile non si siano accorti di nulla” chiedono. Dal nosocomio però fanno sapere: “Il paziente è andato vi senza firmare le dimissioni, quindi di sua spontanea volontà non è voluto restare altre 6 ore per i controlli di routine relativi a casi del genere”.

Circostanza negata dal fratello del 45enne: “Non ci hanno detto nulla, né fatto firmare nulla. Ci hanno detto che potevamo andare. Avrebbero dovuto chiederci o no se firmare dimissioni? Avrebbero dovuto avvisarci? Nemmeno ci hanno chiesto di restare 6 ore per il controllo né di ripetere le analisi con gli enzimi al limite. Mio fratello è vivo per miracolo è solo perché mio padre non lo ha voluto in paradiso. Però questa storia deve venire a galla – conclude amareggiato – Perché se non è stato lui a morire la prossima volta sarà qualcun altro”.