Camorra, Frascogna e Lazzaro uccisi in una sala biliardo e sciolti nell’acido

Camorra, Frascogna e Lazzaro uccisi in una sala biliardo e sciolti nell’acido

Uccisi e sciolti nell’acido. E’ questo il terrificante retroscena, svelato da Antonio Lo Russo, sull’omicidio di Massimo Frascogna e Ruggieri Lazzaro, affiliati del clan Amato-Pagano di cui si persero le tracce nel 2007 in un caso di lupara bianca.

La storia. I due furono attratti in una trappola. “Vi dobbimo dare dei soldi”, gli dissero. Invitati con una scusa a un appuntamento con il boss, raggiunsero in sella a una moto una sala biliardo di Miano, accanto a un campo di calcetto. Ma quando videro che il locale era coperto interamente da un tappeto, capirono che l’aria non era buona. Quel tappeto serviva ad assorbire le tracce di sangue e a farle sparire il prima possibile. I due vennero trucidati brutalmente. I loro cadaveri vennero poi seppelliti in un terreno dietro alle palazzine di via Janfolla a Miano e poi, tre anni dopo, quando lo storico capoclan si pentì e si temette che qualche suo fedelissimo potesse fare la stessa scelta, distrutti definitivamente nell’acido.

Il movente. Frascogna e Lazzaro furono uccisi nell’ambito di un’epurazione interna al clan degli Scissionisti. Al tempo gli scissionisti e i Lo Russo erano alleati e l’accordo prevedeva che si scambiassero anche killer. Fu così che Lo Russo accettò di uccidere per conto di Cesare Pagano i due giovani che facevano le vedette nelle piazze di spaccio di Mugnano e che per aver picchiato un ragazzo senza motivo dovevano morire. Le loro mogli denunciarono la scomparsa il giorno successivo

Il pentimento di Antonio Lo Russo. I cadaveri non sono mai stati trovati e Antonio Lo Russo, da pentito, ha spiegato il perché. “Preparai io la fossa dove furono seppelliti”. Fu scelto un terreno alle spalle di via Janfolla. «Cesarino e i suoi non sapevano che avevamo sotterrato i corpi in quel posto – ha precisato – dicemmo loro che li avevamo affidati a Peppe Gallo». Poi, quando a novembre del 2010 Salvatore Lo Russo, padre di Antonio e capo storico del clan di Miano, decise di collaborare con la giustizia, «mi preoccupai che si potesse pentire anche Oscar Pecorelli – ha ricordato Lo Russo jr – e decisi quindi di far spostare i corpi». Delegò le operazioni, visto che al tempo era già latitante. «Mi trovavo in Polonia e mi rivolsi a Cenzore, gli dissi di spostare i corpi e scioglierli nell’acido”.

Per quel duplice omicidio il gip Francesca Ferri ha firmato ieri un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di sei persone, tra cui il mandante, cioè il boss degli scissionisti Cesare Pagano.