Anna Aieta, prestiti e stipendi agli affiliati del clan Mallardo. Ecco il potere di Lady Camorra

Anna Aieta, prestiti e stipendi agli affiliati del clan Mallardo. Ecco il potere di Lady Camorra

Una vera e propria Lady Camorra. Anna Aieta, 58 anni, la moglie di Ciccio ‘e Carlantonio, aveva in mano tutto: soldi e affari del clan. E’ quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare emessa stamattina dalla Procura di Napoli che ha portato all’arresto della donna e di altre tre persone, tra cui Salvatore Lucente. Con il marito, Francesco Mallardo, in carcere a Sulmona, Aieta eseguiva gli ordini del superboss e supervisionava gli aspetti economici della cosca: dalla consegna degli stipendi ai provvedimenti da assumere nei confronti dei consociati.

Gli investigatori non hanno dubbi: lei e Salvatore Lucente, genero dello stesso capoclan, erano i veri motori della consorteria. Non semplici burattini del padrino, ma camorristi in grado di rivestire una propria autonoma sfera decisionale e di mettere in campo una propria capacità organizzativa in relazione ai diversi settori di interesse del clan.

I compiti. Anna Aieta era responsabile dell’esercizio abusivo del credito (prestiti in danaro), nonché della corresponsione degli stipendi agli affiliati, mentre a Salvatore Lucente competeva il controllo delle distribuzione del pane, della gestione di supermercati e di rivendite di fuochi pirotecnici e di caseifici. Una ripartizione dei ruoli ben definitiva che rendeva il clan Mallardo il più potente e ricco dell’Alleanza di Secondigliano. Tanto che, secondo gli investigatori, gli investimenti più importanti che impegnavano somme ingenti di danaro depositate nelle casse comuni con il clan Bosti/Contini richiedevano sempre il placet di Francesco Mallardo. Non si muovevano milioni senza il suo consenso.

Il potere di Anna Aieta. Ma Anna Aieta non era solo un’ottima amministratrice e una buona imprenditrice. Sapeva anche cacciare le unghie al momento giusto e far balbettare dalla paura chi pestava i piedi ai suoi conoscenti e ai suoi familiari. Il potere intimidatorio che le deriva dall’appartenenza al clan lo mostra nel corso di un’intercettazione in cui si interessa di un “cavallo di ritorno” di 1500 euro a seguito del furto di un’autovettura ai danni di una sua parente,”Raffaelina”. La lady camorra chiama il presunto estorsore, un certo “Piopa’ (forse abbreviativo di Pio Paolo, ndr), imponendogli, senza mezzi termini, la restituzione dei 1500 euro ottenuti a titolo di “cavallo di ritorno”. “Ho chiamato Piopa’ – dice la Aieta durante una conversazione con la sorella Rita – l’ho fatto arrevotare. Incacagliava, non parlava più. Gli ho detto: di’ al figlio di vermiciello (suo complice, ndr) di portare i soldi altrimenti…”.

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A cura di Marco Aragno