Un caseificio, un’area sottoposta a vincoli ambientali, milioni di euro di fondi pubblici e un iter amministrativo che – secondo la Procura – sarebbe stato costruito per superare ostacoli ritenuti insormontabili. È questo il cuore dell’inchiesta che stamane ha portato al divieto di dimora in Campania per il consigliere regionale Giovanni Zannini e per gli imprenditori Paolo e Luigi Griffo. I tre indagati sono accusati, a vario titolo, di corruzione per l’esercizio della funzione, falsità materiale in concorso e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Per Zannini, la misura cautelare comporta l’impossibilità di esercitare le funzioni di consigliere regionale: scatta quindi la sospensione dal Consiglio regionale della Campania, con il conseguente subentro della prima dei non eletti nella lista di riferimento.
Truffa sui fondi Invitalia, divieto di dimora per Zannini e imprenditori Griffo: sequestrati caseificio e 4 milioni
Al centro delle indagini dei carabinieri del gruppo di Aversa, presunte irregolarità nel rilascio del permesso a costruire per un nuovo stabilimento a Cancello e Arnone e nella procedura seguita per ottenere agevolazioni pubbliche da Invitalia, società interamente controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Secondo quanto illustrato questa mattina nel corso della conferenza stampa in Procura a Santa Maria Capua Vetere, alla presenza del procuratore capo Pierpaolo Bruni, del tenente colonnello Vincenzo Carpino, comandante del gruppo carabinieri di Aversa, e del colonnello Manuel Scarso, comandante provinciale dei carabinieri di Caserta, il Comune di Cancello e Arnone avrebbe rilasciato il permesso a costruire senza la preventiva Valutazione di Incidenza Ambientale, la cosiddetta Vinca.
Un passaggio obbligatorio perché l’impianto sarebbe sorto in prossimità dell’alveo del fiume Volturno, in un’area inserita nella rete europea Natura 2000 e quindi sottoposta a tutela ambientale. La mancanza della Vinca era stata già evidenziata dall’Ufficio speciale Valutazioni ambientali della Regione Campania e avrebbe dovuto impedire l’erogazione dei contributi richiesti, pari a circa 13 milioni di euro. Secondo l’accusa, per superare questo ostacolo gli imprenditori si sarebbero avvalsi del supporto del consigliere regionale.
Il Comune di Cancello e Arnone avrebbe quindi richiesto alla Regione la delega in materia di valutazione di incidenza ambientale, stipulando una convenzione con il Comune di Castello del Matese, già delegato e dotato di una Commissione Ambiente.
Ottenuta la competenza, la Commissione Ambiente del Comune di Castello del Matese avrebbe rilasciato un parere di non assoggettabilità a Vinca senza un’adeguata istruttoria tecnica, nonostante – secondo gli investigatori – lo studio ambientale presentasse gravi carenze e fosse redatto solo formalmente secondo la normativa vigente.
I componenti della Commissione sarebbero stati inoltre indotti in errore da una relazione tecnica asseverata predisposta dai tecnici incaricati, nella quale i lavori venivano descritti come “da realizzare”, mentre l’impianto, secondo quanto emerso, sarebbe stato già costruito.
Grazie a quel parere, ritenuto illegittimo dagli inquirenti, la società avrebbe attestato a Invitalia la sussistenza dei requisiti necessari, inducendo in inganno l’ente e ottenendo la prima trance del finanziamento: 4 milioni di euro tra contributi a fondo perduto e altri agevolati. Disposto il sequestro preventivo sia delle somme erogate sia dello stabilimento produttivo.
Nel corso della conferenza stampa, il procuratore capo Pierpaolo Bruni ha voluto sottolineare anche un aspetto definito “molto positivo” dell’indagine. Alcuni dirigenti della Regione Campania, infatti, avrebbero evidenziato le gravi carenze ambientali e si sarebbero opposti a richieste ritenute irricevibili, arrivando a bloccare l’erogazione delle prime tranche di finanziamento.
“L’indagine restituisce un aspetto molto positivo -ha dichiarato Bruni – e cioè il fatto che pubblici funzionari si siano posti rispetto a richieste che loro stessi hanno ritenuto irricevibili, provenienti da altri pubblici ufficiali. È un segnale importante, un segnale di forza delle istituzioni che ancora una volta dimostrano di essere sane, credibili e su cui il cittadino può contare”.







