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Accerchiata e pestata da tre donne e un uomo. Vittima della brutale aggressione un’infermiera di 27 anni, di nome Martina, in servizio all’ospedale Maresca di Torre del Greco. A quanto pare è stata il capro espiatorio della furia di un’intera famiglia che non avrebbe ricevuto subito l’assistenza desiderata per una parente colpita da cefalea.

Torre del Greco, infermiera accerchiata e pestata in ospedale

Da una prima ricostruzione, sembra che i quattro provenienti da Ercolano avessero chiamato il 118 per un forte mal di testa di una loro familiare. Una situazione non giudicata tanto grave da ritenere opportuno l’arrivo dell’ambulanza. Quando però il gruppo composto da tre donne e un uomo è arrivato al pronto soccorso, è scattata la rabbia: i quattro infatti hanno notato che le ambulanze erano parcheggiate all’esterno e che la loro parente era stata classifica come “codice verde”.

Sono dunque entrati al pronto soccorso scatenando la loro rabbia contro una giovane infermiera che stava prestando assistenza ad un paziente nei box. La donna è stata colpita prima con un ombrello e poi presa a calci e pugni. Le hanno tirato i capelli. L’infermiera del Maresca di Torre del Greco ha riportato contusioni e lividi ed è stata immediatamente refertata. In ospedale sono poi intervenuti gli agenti del locale commissariato, che avrebbero identificato i quattro aggressori deferendoli all’autorità giudiziaria. Sono in corso le indagini.

Le reazioni

L’aggressione ha subito scatenato la solidarietà di colleghi e medici. Tra questi Antonio De Palma, Presidente del Nursing Up: «Martina è una di noi, potrebbe essere nostra figlia, nostra sorella. Martina ha solo 27 anni, ama il suo lavoro, si comprende dalle prime parole con cui ha espresso il suo dolore e la sua paura, ma soprattutto indossa con orgoglio, da anni, la divisa da infermiera e da anni, non senza difficoltà, è in prima linea in quello che da sempre è il punto nevralgico di ogni ospedale. Calci e pugni: attimi di violenza senza fine, che potevano anche finire per peggio per una ragazza, per una infermiera, che ora, oltre alle conseguenze fisiche, dovrà combattere a lungo, come accade a tanti operatori sanitari, con le traumatiche “cicatrici” psicologiche di quanto accaduto».

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