Parole forti, durissime, quelle pronunciate dal vescovo di Acerra, monsignor Antonio Di Donna, nell’accogliere Papa Leone XIV nella cattedrale cittadina. Un intervento intenso e senza sconti, nel quale il presule ha ripercorso la lunga e dolorosa storia della Terra dei Fuochi, ricordando le ferite inferte al territorio e alle comunità da decenni di sversamenti illegali, omissioni e silenzi.
Terra dei Fuochi, il grido del Vescovo Di Donna a Papa Leone: “I veleni non si seppelliscono da soli”
Nel suo discorso, Di Donna ha voluto rendere omaggio agli “eroi” e ai “martiri” di questa battaglia civile e morale, citando figure simbolo come don Maurizio Patriciello e il professor Antonio Marfella, ma soprattutto uomini come Liguori e Mancini, che hanno pagato con la vita o con enormi sacrifici il loro impegno per la verità e la tutela della salute pubblica. Il Vescovo ha poi ricordato che “i veleni non si seppelliscono da soli”, sottolineando come dietro il disastro ambientale vi sia stata “una rete fitta di complicità”, fatta di criminalità organizzata, interessi economici, omissioni e indifferenza.
Durissima anche la condanna alle ecomafie
Nel suo discorso Di Donna ha parlato direttamente a chi continua a devastare l’ambiente per profitto, lanciando un appello alla conversione morale: “Non commettono solo reati, ma peccato”. Una frase che ha colpito profondamente i presenti e che ha riportato al centro il valore etico e spirituale della difesa della terra e della vita.
Nel suo intervento, il vescovo ha evidenziato anche il peso dell’inceneritore di Acerra, definendo la città “simbolo delle tante periferie sacrificate per il benessere di altri”. “Acerra sconta il prezzo di avere sul proprio territorio l’unico inceneritore della Campania”, ha detto Di Donna, ricordando che sull’impianto si regge gran parte del sistema regionale di gestione dei rifiuti. Secondo il presule, la sommatoria dei fattori inquinanti avrebbe provocato negli anni “malattie e morti premature, in particolare di ragazzi e giovani”.
“Morti 150 giovani in 30 anni”
Tra i passaggi più drammatici del discorso, il riferimento all’elevato numero di giovani vittime dell’inquinamento ambientale. “Negli ultimi 30 anni, solo ad Acerra sono morti circa 150 tra ragazzi e giovani”, ha denunciato il vescovo, parlando di un possibile “nesso di causalità tra l’inquinamento e l’alto tasso di mortalità infantile”. Presenti in cattedrale anche diversi genitori di giovani deceduti o attualmente in cura. “Hanno vissuto una vera Via Crucis”, ha affermato mons. Di Donna, ricordando il dolore delle famiglie colpite.
I ritardi delle bonifiche e della burocrazia
Il Vescovo ha riconosciuto i passi avanti compiuti negli ultimi anni sul fronte dei controlli, delle bonifiche e dell’attenzione istituzionale, ma allo stesso tempo ha denunciato con fermezza i ritardi della burocrazia e le troppe lentezze che ancora ostacolano il risanamento del territorio. Secondo Di Donna, la Terra dei Fuochi continua a pagare il prezzo di decenni di omissioni e ritardi che hanno aggravato le conseguenze dell’inquinamento ambientale sulla salute dei cittadini.
Uno dei momenti più forti della visita di Papa Leone
L’intervento di mons. Antonio Di Donna si è trasformato in uno dei momenti più significativi della visita del Pontefice ad Acerra, un richiamo potente alla responsabilità collettiva e alla necessità di non abbassare mai la guardia sulla Terra dei Fuochi. Le parole del vescovo hanno emozionato fedeli e presenti nella cattedrale, riportando l’attenzione nazionale sul dramma ambientale che da anni colpisce la Campania.






