Due incendi nello stesso sito a distanza di appena quindici giorni. È questo il dato dal quale bisogna partire per capire cosa sta accadendo a Taverna del Re. L’ultimo rogo è divampato nel pomeriggio di ieri, interessando una delle piazzole dove sono ancora depositate le ecoballe. Il 6 settembre un altro incendio aveva già colpito il sito.
Taverna del Re, due incendi in quindici giorni: ora servono risposte
Anche questa volta la macchina dell’emergenza si è messa rapidamente in moto. Vigili del Fuoco, Protezione civile, forze dell’ordine e tecnici hanno lavorato per ore per domare le fiamme e procedere allo smassamento dei rifiuti.
La Prefettura di Napoli sta seguendo direttamente la vicenda. Il prefetto Michele di Bari ha convocato il Centro Coordinamento Soccorsi per monitorare l’emergenza e coordinare gli interventi.
Sul territorio sono rimasti anche i rappresentanti delle amministrazioni locali. Il sindaco di Giugliano Diego D’Alterio e il suo omologo di Villa Literno hanno seguito fino a tarda notte l’evoluzione della situazione. D’Alterio ha chiesto pubblicamente che vengano accertate le cause degli incendi e le eventuali responsabilità.
Perché è proprio questo il punto: due incendi in quindici giorni non possono non generare domande.
La prima riguarda le cause. Perché le ecoballe hanno preso nuovamente fuoco? Esiste una relazione tra i due episodi? Su questo dovranno essere gli accertamenti tecnici e investigativi a fornire risposte.
Poi c’è la questione della sicurezza del sito. Durante l’emergenza di ieri SAPNA ha comunicato al tavolo prefettizio di essere al lavoro per individuare punti di approvvigionamento idrico più vicini rispetto a quello utilizzato durante le operazioni, localizzato nell’area del centro commerciale Auchan.
Un elemento che pone inevitabilmente altre domande.
Di quali strutture antincendio è dotato oggi Taverna del Re?
Esistono riserve d’acqua interne al sito? Qual è la loro capacità? Ci sono vasche antincendio, idranti e una rete capace di intervenire immediatamente in caso di incendio? E se queste strutture esistono, perché durante le operazioni è stato necessario approvvigionarsi anche da un punto esterno?
E ancora: quali sistemi di videosorveglianza e rilevazione degli incendi sono attivi? Dopo il rogo del 6 settembre è stata effettuata una verifica complessiva delle misure di sicurezza? Sono domande, non accuse. Ma dopo due incendi così ravvicinati sono domande alle quali i cittadini hanno diritto di ricevere risposte.
Resta poi il tema più delicato: la salute
ARPAC è impegnata nei controlli sulla qualità dell’aria e saranno le analisi a stabilire quale impatto abbia avuto il nuovo incendio. Anche su questo servono dati e comunicazioni tempestive, evitando allarmismi ma anche sottovalutazioni.
Le istituzioni stanno seguendo la vicenda e la Prefettura mantiene alta l’attenzione.
Adesso però, una volta spente le fiamme, bisogna accendere i riflettori su quello che è successo. Perché Taverna del Re è bruciata due volte in quindici giorni? Quali sistemi proteggono un sito che custodisce ancora una quantità enorme di ecoballe? E soprattutto: cosa si sta facendo perché non accada una terza volta?






