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Scandalo al Giudice di Pace di Marano, tre indagati per corruzione

Scandalo al Giudice di Pace di Marano, tre indagati per corruzione

Dopo l’incendio della scorsa settimana e la precedente chiusura per inagibilità, non si arrestano le criticità che riguardano l’Ufficio del Giudice di Pace di Marano. Questa volta al centro dell’attenzione non ci sono problemi strutturali, ma una delicata inchiesta giudiziaria.

Perquisizioni della Guardia di Finanza

L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, è stata affidata al Gruppo della Guardia di Finanza di Giugliano in Campania, che nei giorni scorsi ha eseguito perquisizioni domiciliari nei confronti di tre soggetti.

Gli indagati, a vario titolo, sono accusati di corruzione in atti giudiziari e accesso abusivo ai sistemi informatici.

Chi sono gli indagati

Si tratta di due dipendenti del Comune di Marano di Napoli, in servizio presso l’Ufficio del Giudice di Pace, e di un “privato mediatore”, difeso dagli avvocati Gaetano Mosella, Alba Lopez Tercero Montero e Luigi Poziello del Foro di Napoli Nord.

A coordinare l’accusa è il Sostituto Procuratore Rosaria Affinito.

L’ipotesi accusatoria: mazzette per pilotare i procedimenti

Secondo quanto emerso dalle indagini, avvocati e consulenti tecnici avrebbero versato somme di denaro — almeno cento euro per pratica — per far assegnare i procedimenti a determinati giudici.

La presunta attività illecita sarebbe stata favorita da un sistema interno capace di pilotare assegnazioni, anticipazioni delle udienze e, in alcuni casi, l’orientamento delle decisioni.

Gli esposti e la collaborazione di un indagato

La vicenda trae origine dall’invio di numerosi esposti firmati da persone inesistenti. Gli accertamenti della Guardia di Finanza avrebbero permesso di risalire alla paternità degli atti, attribuiti a un quarto soggetto, anch’egli iscritto nel registro degli indagati.

Quest’ultimo, messo alle strette dagli investigatori, avrebbe iniziato a collaborare, fornendo elementi utili per ricostruire le dinamiche interne alle cancellerie e, potenzialmente, alle stesse aule di giustizia.

Il presunto sistema e i profitti

Secondo gli inquirenti, il sistema sarebbe stato guidato di fatto da uno dei cancellieri, che avrebbe assunto un controllo amministrativo dell’ufficio pubblico, gestendo assegnazioni e tempistiche dei procedimenti, con presunti vantaggi a danno delle compagnie assicurative.

Da tali attività, secondo l’ipotesi investigativa, deriverebbe un provento settimanale stimato intorno ai mille euro. Gli indizi raccolti sarebbero rafforzati dalle dichiarazioni rese dal coordinatore dell’ufficio e da altri funzionari. La Procura prosegue gli accertamenti per verificare responsabilità e portata effettiva dei fatti contestati.

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