Ritrovato senza vita alle 12 di domenica Luciano Capasso, il 25enne di Qualiano disperso sulle montagne di Saint Moritz durante un’escursione nella notte tra martedì 17 e mercoledì 18 febbraio. Il corpo del giovane è stato individuato ai piedi del Piz Palü, nel territorio di Pontresina, dopo quattro giorni di ricerche ostacolate dal maltempo.
Qualiano in lutto, Luciano trovato morto sotto metri di neve: “Ora si faccia chiarezza sui soccorsi”
Due elicotteri del soccorso alpino svizzero sono decollati alle 10, approfittando di una finestra di bel tempo dopo la tormenta di neve che per giorni aveva reso inaccessibile l’area del massiccio del Bernina. In circa due ore, seguendo le coordinate del GPS che Luciano aveva ancora con sé, i soccorritori hanno localizzato il punto e, con le sonde da valanga, raggiunto il corpo del 25enne, sepolto sotto la neve.
L’allarme era scattato nel primo pomeriggio del 18 febbraio, quando il giovane non aveva fatto rientro al Badrutt’s Palace Hotel, dove alloggiava. Secondo quanto riferito da fonti ufficiali, Capasso sarebbe stato travolto da una valanga di categoria 4. Un evento che, in base alle prime valutazioni, potrebbe aver provocato la morte in pochi minuti, salvo la presenza di eventuali sacche d’aria.
La Procura svizzera, al momento, non dovrebbe aprire un’inchiesta formale. Diversa la situazione in Italia, dove la famiglia valuta la presentazione di un’integrazione di denuncia alla Procura di Napoli Nord per fare chiarezza sui tempi e sulle modalità dei soccorsi. Al centro delle contestazioni, le circa 80 ore trascorse prima di raggiungere il punto indicato dal GPS.
«Luciano non era uno sprovveduto – ha dichiarato l’avvocato della famiglia, Sergio Pisani – era un ex militare addestrato a sopravvivere in situazioni estreme. Avevamo una geolocalizzazione precisa, ma secondo le autorità elvetiche il maltempo non ha consentito il recupero. Mi chiedo se si potessero utilizzare strumenti alternativi, come droni, anche nei giorni precedenti». Lo stesso legale ha però sottolineato che, in caso di valanga di quella portata, «i soccorsi anche se immediati avrebbero potuto non cambiare l’esito».
Ricerche partite solo tre giorni dopo
Le ricerche sono partite ufficialmente il 21 febbraio. Già nella mattinata di quel giorno due elicotteri avevano sorvolato la zona del Fuorcla Trovat, oltre i 2.500 metri di quota, ma raffiche di vento fino a 100 chilometri orari e una nuova tormenta avevano impedito l’atterraggio e le operazioni a terra.
La famiglia, però, contesta la gestione delle prime ore. Il fratello Emmanuel riferisce che un segnale GPS era arrivato giovedì alle 17.45, con un simbolo che indicherebbe una situazione di emergenza. «Ci hanno risposto in maniera sarcastica, dicendoci di prepararci a un funerale», ha raccontato. E ancora, il 20 febbraio alle 9.45, sarebbe stato ricevuto un ulteriore messaggio: «Cerco di non morire». Un elemento che alimenta dubbi e richieste di chiarimento.
Il console generale italiano a Zurigo, Mario Baldi, ha seguito le operazioni di ricerca e soccorso, mentre i contatti con la Farnesina sarebbero stati attivati solo tra il 20 e il 21 febbraio, anche grazie all’intervento del sindaco di Qualiano, Raffaele De Leonardis. Sul caso è intervenuto anche il parlamentare Francesco Emilio Borrelli, che ha annunciato un’interrogazione parlamentare per verificare quali iniziative siano state assunte a tutela del connazionale disperso.
“È morto facendo ciò che amava”
Nel frattempo, a Qualiano, la notizia del ritrovamento è arrivata con una telefonata del fratello maggiore Tarry, presente a Saint Moritz e testimone dell’estrazione del corpo. «È morto facendo ciò che amava», avrebbe detto al sindaco. Resta il dolore di una famiglia che ora chiede risposte. Tra la versione ufficiale, che attribuisce al maltempo l’impossibilità di intervenire prima, e i dubbi sollevati dai familiari sui ritardi e sulla comunicazione, la vicenda potrebbe ora spostarsi sul piano giudiziario.







