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Vladimir Putin ha firmato il decreto che obbliga i Paesi Occidentali a pagare in rubli le forniture di gas. Uno strappo che rischia di far saltare i contratti in essere e di provocare una crisi energetica senza precedenti nelle prossime ore.

Putin firma il decreto: “Pagamenti di gas in rubli o saltano le forniture”

A riportare la notizia che sta scuotendo il mondo finanziario è l’agenzia Tass: “I Paesi occidentali dovranno aprire un conto in rubli presso le banche russe per pagare il gas in rubli”. Le conseguenze non si sono fatte attendere. Dopo l’annuncio, il prezzo del gas sui mercati è balzato a 127 euro al megawatt/ora con un rialzo del 1,5 % rispetto al prezzo precedente. Nelle prossime ore le oscillazioni potrebbero aumentare.

I motivi per cui Putin vuole il pagamento in rubli è di natura economica: dopo la forte svalutazione del rublo sui mercati internazionali che aveva persino fatto temere un default imminente della Russia, con questa mossa il capo del Cremlino vuole costringere i Paesi esteri ad acquistare moneta russa presso la Banca Centrale di Mosca per il pagamento delle forniture di gas, apprezzando così il valore del rublo a scapito delle altre valute. Con un rublo più forte, Putin può acquistare a prezzi migliori prodotti dall’estero e finanziare il prosieguo della guerra in Ucraina a costi vantaggiosi. Un ricatto ai paesi Occidentali che diventa anche di natura morale: se Italia, Germania e Francia saranno costretti a pagare il gas russo in rubli, di fatto sosterremo l’economia di Mosca.

L’Europa dice “no”

La decisione di Putin viene subito respinta dai principali partner commerciali delle aziende di gas russe. “Non accetteremo in alcun modo di pagare il gas in altre divise rispetto a quelle sancite dai contratti”, ha affermato il ministro dell’economia francese, Bruno La Maire, a Berlino, in conferenza stampa con il ministro tedesco Robert Habeck. Francia e Germania “si preparano” nel caso in cui la Russia bloccasse le forniture.

Il pagamento in rubli era stato oggetto di telefonata anche nella giornata di ieri tra Putin e il cancelliere tedesco Olaf Scholz. C’erano state delle rassicurazioni. Oggi il premier da Berlino ha specificato che “abbiamo guardato i contratti, c’è scritto che si paga in euro. E ho chiarito nella telefonata che rimarrà così. Le imprese potranno pagare, vorranno pagare e pagheranno in euro”. Sulla stessa linea Mario Draghi, anche lui protagonista nella giornata di ieri di una conversazione telefonica con Putin. “Secondo Mosca i contratti esistenti rimangono in vigore e le aziende europee continueranno a pagare in euro o in dollari”.

Dichiarazioni contrastanti dunque, che dimostrano l’inaffidabilità di Putin rispetto alle promesse e agli impegni presi sin dall’inizio della guerra in Ucraina. Sta di fatto che ad oggi l’Europa importa ogni anno dalla Russia oltre 100 miliardi di metri cubi di gas, oltre un terzo del suo fabbisogno. L’interruzione improvvisa dei contratti in essere rischia di innescare una crisi energetica o di far schizzare il prezzo del gas a prezzi mai visti prima, con conseguenze dannose per l’intera economia europea.

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