rent’anni di carcere per ciascuno dei due imputati coinvolti nell’omicidio di Gelsomina Verde, la giovane di 21 anni brutalmente assassinata dalla camorra il 21 novembre 2004, durante la sanguinosa faida di Scampia. La terza Corte di Assise di Appello di Napoli, presieduta dal giudice Vittorio Melito, ha confermato le condanne inflitte in primo grado a Luigi De Lucia e Pasquale Rinaldi, conosciuto come ‘o Vichingo, arrestati il 27 luglio 2023 e ritenuti componenti del commando responsabile del delitto.
Una sentenza importante nella lunga ricerca di giustizia per Gelsomina Verde, diventata uno dei simboli delle vittime innocenti della criminalità organizzata. Ma per la famiglia restano ancora interrogativi senza risposta.
In aula erano presenti la madre della giovane, Anna Lucarelli, e il fratello Francesco Verde, insieme ai legali delle parti civili, tra cui Gianmario Siani, rappresentante della Fondazione Polis, e Marco Buzzo, avvocato del Comune di Napoli.
L’omicidio di Gelsomina Verde durante la faida di Scampia
La tragica vicenda risale al 21 novembre 2004, nel pieno della prima guerra di camorra di Scampia, che vedeva contrapposti il clan Di Lauro e gli scissionisti degli Amato-Pagano.
Secondo le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, Gelsomina Verde venne coinvolta suo malgrado nel conflitto criminale perché il clan Di Lauro era convinto, erroneamente, che conoscesse il nascondiglio di Gennaro Notturno, detto ‘o Sarracino, ritenuto un avversario dell’organizzazione. La giovane venne quindi prelevata con la forza per essere interrogata.
Stando alla ricostruzione degli investigatori, tre persone parteciparono al trasferimento della vittima verso il luogo del delitto. Una salì sul lato passeggero della sua automobile, mentre altre due, identificate negli attuali imputati Luigi De Lucia e Pasquale Rinaldi, seguirono la vettura portando con sé l’arma utilizzata per l’omicidio.
A sparare, secondo la ricostruzione accusatoria, fu Ugo De Lucia, cugino di Luigi De Lucia. Un delitto efferato che sconvolse Napoli e l’intero Paese, lasciando una ferita ancora aperta nella memoria collettiva.
Confermate le condanne a 30 anni: la decisione dei giudici
La sentenza di secondo grado conferma quanto stabilito nel processo celebrato con rito abbreviato davanti alla giudice per l’udienza preliminare Valentina Giovanniello.
Lo scorso 10 settembre, il sostituto procuratore generale Carmine Esposito aveva chiesto la conferma delle condanne a 30 anni di reclusione per entrambi gli imputati. La Corte di Assise di Appello ha accolto la richiesta, confermando il verdetto di primo grado.
Il fratello Francesco Verde: «Non sappiamo ancora tutta la verità»
Nonostante la decisione dei giudici, il dolore e la richiesta di verità della famiglia Verde restano fortissimi.
A parlare dopo la sentenza è stato Francesco Verde, fratello di Gelsomina, che ha sottolineato come alcuni aspetti dell’omicidio non siano stati ancora completamente chiariti.
«Nonostante ci sia stata una conferma di condanna a 30 anni di reclusione per i due imputati che oggi erano a giudizio, la storia non è del tutto chiara perché i due imputati non hanno aggiunto alcuna parola».
Francesco Verde ha evidenziato la necessità di fare piena luce su tutti i ruoli e le responsabilità nella vicenda, compreso quello di eventuali fiancheggiatori.
«Ci sono persone che non sono state chiamate in ballo ancora, come fiancheggiatori, come persone che hanno aiutato esternamente i killer che hanno ucciso mia sorella. La storia non è delineata del tutto. Ma si spera che ci sia qualcuno che abbia il coraggio di dire le cose come sono andate veramente». Parole che raccontano quanto sia ancora forte, a distanza di oltre vent’anni, il bisogno di conoscere ogni dettaglio di quella tragica notte.







